Testa (FdI): «Le parole di Travaglio su Falcone sono inaccettabili». Chiesta valutazione revoca Premio Flaiano

19 Agosto 2026
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Sigfrido Ranucci e Marco Travaglio. Guerino testa chiede la revoca del Premio Flaiano a Travaglio

Il deputato pescarese critica il direttore del Fatto Quotidiano per le dichiarazioni in difesa di Ranucci: «Accostamenti impropri, la memoria di Falcone non può essere trascinata in parallelismi che ne deformano il ruolo istituzionale». Sollecitata la presidente Tiboni a valutare il caso

PESCARA – Il deputato pescarese di Fratelli d’Italia, Guerino Testa, interviene con durezza sulle recenti dichiarazioni di Marco Travaglio, chiedendo alla presidente dei Premi Internazionali Ennio Flaiano, Carla Tiboni, di valutare la compatibilità del riconoscimento assegnato al giornalista con le parole pronunciate nei giorni scorsi.

«Era il 5 luglio quando Sigfrido Ranucci, attraverso Facebook, si complimentava con Marco Travaglio per il conferimento del Premio Internazionale Ennio Flaiano per il giornalismo, edizione 2026», ricorda Testa. «Un riconoscimento che, pur non essendo certamente il Pulitzer, rappresenta comunque un premio di rilievo internazionale».

Secondo il deputato, proprio in quel botta e risposta tra giornalisti si sarebbero consumati «due accostamenti gravi e inaccettabili». Da una parte, Ranucci avrebbe paragonato la propria attività a quella di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; dall’altra, Travaglio sarebbe intervenuto per giustificarlo, sostenendo che anche Falcone avrebbe avuto «frequentazioni ben più discutibili», arrivando a evocare persino Giulio Andreotti.

Testa respinge con forza ogni parallelismo: «È necessario ristabilire la verità storica: Giovanni Falcone era un magistrato antimafia e lavorava per lo Stato italiano. Nell’ambito delle sue funzioni istituzionali dialogava con il Governo e con le istituzioni, avanzando proposte e individuando strumenti per contrastare Cosa nostra. Non era, evidentemente, “a busta paga” di alcun politico».

Per il deputato, la gravità delle parole di Travaglio supera quella di Ranucci: «Utilizzare la figura di Falcone per giustificare comportamenti o frequentazioni di altri giornalisti significa trascinare nel dibattito una delle figure più alte della storia della lotta alla mafia, deformandone il percorso professionale e istituzionale. Un simile accostamento non solo offende la memoria di Giovanni Falcone, ma pone seri interrogativi sulla qualità e sull’indipendenza di un giornalismo che dovrebbe avere nella ricerca rigorosa della verità il proprio principio fondamentale».

Da qui la richiesta alla presidente Tiboni: «Proprio alla luce delle motivazioni che hanno accompagnato l’assegnazione del riconoscimento, chiedo di valutare se tali requisiti siano ancora pienamente compatibili con dichiarazioni che, nel tentativo di difendere un collega, arrivano a coinvolgere e a svilire la figura di Giovanni Falcone».

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