Il sindaco di Rosello denuncia la fragilità del sistema di intervento e chiede investimenti diretti sui Comuni: «Non possiamo più rincorrere le tragedie. La Regione smetta di arroccarsi nei palazzi e pianifichi la prevenzione vera»
L’AQUILA – «L’Abruzzo brucia e il cuore si stringe nel vedere la nostra terra ferita dall’ennesimo disastro». Con queste parole Alessio Monaco, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale e sindaco di Rosello, apre un duro atto d’accusa contro la gestione dell’emergenza incendi e la mancanza di una strategia strutturale di prevenzione.
«Vedere i boschi trasformarsi in inferni di cenere non è solo una tragedia ambientale: è una ferita carnale per chi queste montagne le ama, le difende e le vive ogni giorno», afferma Monaco, ricordando il grave rogo che ha colpito la località di Valle Amara, al confine con Roio del Sangro, minacciando da vicino l’Abetina di Rosello.
Il consigliere chiede «una profonda, impietosa operazione di verità»: «Al netto delle responsabilità dolose o colpose di criminali e sciacalli, questi eventi estremi accadranno sempre più spesso a causa della crisi climatica in atto. Non siamo di fronte a fatalità isolate, ma a un’emergenza strutturale destinata a peggiorare se non cambiamo radicalmente approccio e visione politica».
Monaco ringrazia il direttore della Protezione civile regionale Maurizio Schelli per la disponibilità e il lavoro svolto, ma denuncia la debolezza dell’apparato: «Anche il professionista più valido si ritrova a combattere a mani nude se viene messo a capo di una scatola vuota. L’attuale impianto della Protezione civile regionale appartiene a un passato superato e va completamente rifondato».
Il sindaco di Rosello parla di «un delitto politico consumato sulle aree interne», ricordando «la ritirata dello Stato e della Regione» con la chiusura dei comandi del Corpo Forestale dello Stato e lo smantellamento delle Comunità montane sotto la giunta Chiodi. «Abbiamo privato i territori di un presidio fondamentale per la manutenzione dei boschi e il monitoraggio capillare», aggiunge, denunciando anche lo spopolamento della montagna e l’abbandono dell’agricoltura e della pastorizia tradizionali.
Monaco propone una strategia di rilancio basata su mezzi aerei di nuova generazione, «più flessibili e veloci per il soccorso montano», e chiede che «una regione con 25 riserve naturali, tre parchi nazionali e un aeroporto proprio non debba vedere partire i Canadair da Roma».
Ma la risposta, insiste, deve arrivare anche da terra: «La Regione deve investire sui Comuni, fornendo fondi per strade tagliafuoco e bacini idrici strategici, così da azzerare i tempi morti nei rifornimenti di elicotteri e autopompe».
Sul fronte della sicurezza, Monaco invoca «controlli capillari e pene severe» per chi appicca il fuoco: «Chi brucia il nostro futuro commette un atto criminale che distrugge vite, economia e patrimonio naturale».
Il gruppo AVS in Consiglio regionale, conclude, sosterrà «una rifondazione della Protezione civile regionale» e l’approvazione del Piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici: «Non possiamo più rincorrere l’ennesima tragedia. Per salvare l’Abruzzo servono prevenzione vera, investimenti reali e la responsabilità politica di pianificare il futuro prima che sia troppo tardi».