Il legale denuncia ritardi nell’avvio del percorso di rientro dei tre minori. Cantelmi: “Genitori straziati, si allungano ancora i tempi”
VASTO – Non sarebbe ancora partito il programma per il graduale rientro a Palmoli dei tre bambini dell famiglia nel bosco, ospitati dall’autunno in una casa-famiglia di Vasto. A denunciare i ritardi nell’applicazione del decreto del Tribunale per i minorenni dell’Aquila è l’avvocato Simone Pillon, legale della coppia anglo-australiana.
Il provvedimento del Tribunale, comunicato nei giorni scorsi, ha previsto un percorso graduale di ricongiungimento tra i minori e i genitori. Secondo Pillon, tuttavia, il Servizio sociale affidatario non avrebbe ancora indicato né tempi né modalità operative per dare concreta attuazione alle disposizioni.
“Immediatamente dopo la comunicazione del decreto abbiamo chiesto una riunione per risolvere, con tutti gli attori istituzionali, i delicati e complessi problemi di attuazione pratica delle indicazioni del Tribunale”, afferma il legale. Pillon sostiene che tutrice, curatrice e medici della Neuropsichiatria infantile di Atessa abbiano manifestato subito la loro disponibilità, mentre il Servizio sociale affidatario avrebbe rinviato ogni decisione.
L’avvocato riferisce inoltre che le rassicurazioni ricevute verbalmente giovedì, relative a una comunicazione via email attesa entro venerdì 4 settembre, non avrebbero avuto seguito. “Ad oggi non è stato avviato il programma di rientro dei tre bambini e non è stata neppure fissata una data per l’incontro richiesto tra le parti”, sottolinea.
Pillon parla di “inerzia” e di una “inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche”, che non dovrebbero ricadere sui minori. Il riferimento è anche alle segnalazioni sullo stato di salute dei bambini e al loro desiderio, più volte manifestato, di poter rientrare a casa.
“Il segnalato allarme sullo stato di salute dei minori e il loro più volte manifestato desiderio di rientro avrebbero dovuto essere presi in considerazione dal Servizio affidatario, consigliando quella stessa urgenza e immediatezza di intervento applicata quando si è trattato di portare i minori in casa-famiglia o di allontanarne la madre”, afferma Pillon.
Il legale ribadisce la disponibilità della famiglia a collaborare, ma chiede formalmente all’Ecad 14 Altovastese di procedere con urgenza agli adempimenti di competenza. “Non sarebbe ammissibile che i bimbi, dopo mesi di permanenza in casa-famiglia, vedano ulteriormente compressi per ragioni amministrative i loro, sia pur minimali, diritti riconosciuti dal decreto in vigore”, aggiunge, annunciando la possibilità di ulteriori iniziative qualora dovesse permanere l’attuale situazione.
Sui tempi interviene anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, che parla di un ulteriore prolungamento dell’attesa. “Alla istanza di ricongiungimento presentata il 25 giugno, il Tribunale risponde il 31 agosto; alle sollecitazioni rivolte al servizio sociale per dare rapidamente attuazione alle disposizioni, sembra seguire una glaciale indifferenza per la sofferenza delle persone, rimandando di settimane in settimana”, dichiara.
Cantelmi richiama la sofferenza dei genitori e dei figli: “Due genitori straziati, aggrappati alla speranza di abbracciare i propri figli, vedono scorrere il tempo senza alcuna compassione”. Secondo lo psichiatra, il prolungarsi di quella che la madre dei bambini, Catherine, avrebbe definito “il tempo delle lacrime” pone interrogativi sul rispetto della dignità delle persone coinvolte.
“Ricordo a tutti che i bambini hanno bisogno, innanzitutto, dell’amore dei propri genitori, e poi di tutto il resto. Dare tutto il resto e privarli dell’amore dei genitori è dimostrato da anni di studi come una condizione di drammatica sofferenza”, conclude Cantelmi.