Trecento persone e sei pullman sono partiti dall’Abruzzo per la festa di Fratelli d’Italia al porto di Bari. Dal palco la premier rilancia la riforma della legge elettorale, mentre il senatore Etel Sigismondi rivendica la partecipazione popolare e il valore della stabilità: «Mi ha colpito l’adesione spontanea di tanti cittadini che non fanno politica e hanno scelto di manifestare il loro sostegno al governo»
BARI – Il numero celebrato sulla banchina 10 era 1.413, i giorni di vita dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, uno in più del secondo governo Berlusconi, primato che resisteva dall’aprile 2005. La notizia della serata è arrivata però quando la presidente del Consiglio ha spostato il discorso sulla riforma della legge elettorale. «Proponiamo che alle prossime elezioni e in avanti i cittadini possano scegliere la coalizione, il programma, il candidato premier da proporre al capo dello Stato, e perché vogliamo che chiunque vinca abbia i numeri per governare cinque anni», ha affermato dal palco. Nessun ribaltone, ha aggiunto, indicando nel Partito Democratico chi tenterebbe la strada opposta.
Il ragionamento era partito dal peso internazionale del Paese. «Le battaglie che perdeva l’Italia, quelle che erano perse in partenza, oggi le vince», ha affermato Meloni, sostenendo che una nazione presa sul serio può permettersi di dire di no e di indicare la rotta anziché adeguarsi, e definendo quelle conquiste un patrimonio da lasciare agli italiani indipendentemente da chi vincerà il prossimo voto. La stabilità, nella sua definizione, è la prima grande riforma consegnata al Paese.
Il discorso è cominciato alle 19.20, all’ora del tramonto, ed è durato un’ora, su un palco di venticinque metri per dodici affacciato sulla Darsena di Ponente, con il nuovo terminal crociere alle spalle. Gli organizzatori attendevano diecimila persone e ottanta autobus da tutta Italia.
Dall’Abruzzo sono partiti in trecento con sei autobus, ai quali si sono aggiunti quanti hanno raggiunto la Puglia in automobile o in treno, a proprie spese. Il viaggio in pullman è stato offerto dal partito. Il mezzo pescarese ha lasciato Torre de’ Passeri alle 9.50 e ha caricato gli altri a Pescara. A bordo il vicepresidente della Provincia di Pescara Filippo Mariani, il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Pescara Roberto Carota, l’assessore al bilancio di Montesilvano Valentina Di Felice, la consigliera comunale pescarese Giovanna Camplone, amministratori di Bolognano, Cappelle sul Tavo, Castiglione a Casauria, Caramanico Terme e Alanno, coordinatori di circolo della valle del Nora.
Nel merito, Meloni ha rivendicato la gestione dei fondi europei e del PNRR, sostenendo che l’Italia non abbia perso un euro e sia stata la prima in Europa per capacità di spesa, e ha ammesso che su alcune materie la discontinuità promessa non si veda ancora quanto dovrebbe. Ha parlato di incrostazioni di potere da scardinare, di giorni in cui le è sembrato di nuotare dentro la colla, e alla classe dirigente del partito ha chiesto di fare di più e meglio. Il traguardo, nella sua lettura, non sta nella durata, quanto nel consenso che dichiara più alto di quello del primo giorno.
Il pomeriggio si era aperto con il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha deposto una corona d’alloro sulla targa dedicata a Pinuccio Tatarella. Sul palco si sono poi alternati il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, ministri, viceministri e sottosegretari di Fratelli d’Italia e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. I vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini sono intervenuti in videocollegamento, assenza letta dalle cronache nazionali come il segnale che la festa fosse del partito più che dell’esecutivo.
Tra gli amministratori abruzzesi la parola ricorrente è stata stabilità. Mariani, che il giorno prima era a Bufara per la presentazione dei tre milioni e mezzo destinati alla viabilità del comprensorio del Voltigno, ha indicato nella trasferta l’occasione per condividere progettualità tra amministratori. Di Felice ha guardato oltre la celebrazione, alle elezioni del prossimo anno, sostenendo che la forza vada costruita partendo dai territori. Pierluigi Di Mascio, che coordina il circolo di Loreto Aprutino, Catignano, Civitaquana, Brittoli, Vicoli e Carpineto della Nora, ha corretto la parola d’ordine della giornata: «Più che festeggiare, si va a omaggiare».
Dall’opposizione il giudizio è opposto. Il segretario regionale del Partito Democratico Daniele Marinelli ha attaccato in mattinata, sostenendo che i vertici di Fratelli d’Italia stessero riempiendo i pullman per non fare brutta figura e che «per le famiglie e le imprese non c’è proprio nulla da festeggiare», con la stabilità tradotta in paralisi anziché in qualità dell’azione politica.
Alle critiche risponde il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia in Abruzzo, il senatore Etel Sigismondi. «Mi ha colpito l’adesione spontanea, non soltanto di amministratori, iscritti e dirigenti di Fratelli d’Italia, ma soprattutto di tanti cittadini che non hanno la tessera del partito e non fanno politica, che hanno scelto di essere a Bari con noi per manifestare la loro vicinanza e il loro sostegno all’azione del governo Meloni», afferma, e definisce quel dato bello e significativo. Rivendica poi il merito della stabilità, elencando la crescita dell’occupazione, gli investimenti nella sanità, il taglio delle tasse, il contrasto all’immigrazione irregolare e lo sblocco dei rinnovi contrattuali in sanità, sicurezza e istruzione. Il governo Meloni, afferma, è il più longevo della storia repubblicana e insieme il più stabile d’Europa, condizione che consente all’Italia di incidere nelle scelte europee e internazionali dopo anni in cui veniva considerata una nazione debole.
Qualche curiosità dalla giornata. Meloni è salita sul palco sulle note di Rino Gaetano e ha chiuso con l’inno di Mameli. Fitto ha interrotto per qualche istante il proprio intervento per salutarla al momento dell’arrivo. A metà discorso il telefono della premier ha squillato: «Scusate, era mia figlia», ha spiegato alla piazza. Finito il comizio, gli abruzzesi hanno rifatto in senso inverso i quattrocento chilometri dell’andata. Per rientrare ben oltre la mezzanotte.