L’assemblea costitutiva vota a maggioranza il documento che certifica l’impossibilità di unire dal 2027 cinque settori di Pescara, Montesilvano e Spoltore: «Si rischiano gravi disservizi e contenziosi». Bocciata la mozione del centrosinistra pescarese per la nomina di un commissario. Ora parola alla Regione
PESCARA – L’assemblea costitutiva della Nuova Pescara apre la strada al rinvio della fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore. I consiglieri dei tre municipi hanno approvato oggi a maggioranza la relazione tecnica dell’ufficio di fusione diretto da Fabio Zuccarini. Una relazione che in pratica sancisce che non ci sono le condizioni per unire le tre città a partire dal gennaio 2027, come prevede l’attuale legge regionale. Parola ora all’Emiciclo, dove arriverà la richiesta di far slittare la nascita della nuova città, verosimilmente al 2029, data di cui si è parlato in questi mesi.
Il problema sostanzialmente è che cinque macroaree non sono pronte a far parte di un’unica municipalità: edilizia e urbanistica, servizi sociali (soprattutto perché Spoltore è capofila di un altro ambito), edilizia scolastica e servizi all’istruzione, polizia municipale, trasporto pubblico locale. Secondo la relazione tecnica illustrata da Zuccarini in aula, se si forza la fusione nei tempi previsti, in questi settori si rischiano grossi disservizi, se non contenziosi che porterebbero a danni erariali per convenzioni e affidamenti in essere che scadranno nei prossimi anni.
Pochi ma severi gli interventi dai banchi dell’opposizione, tutti di consiglieri della minoranza di Pescara, che hanno sostenuto un emendamento presentato da Carlo Costantini. L’ex candidato sindaco ha spiegato all’assemblea che «un rinvio sarebbe fuori dal perimetro della legge regionale». Legge alla mano, secondo Costantini, se la relazione non dà esito positivo entro il primo settembre 2026, bisogna nominare un commissario ad acta.
La relazione, quindi, per Costantini non è che la certificazione del fallimento di chi avrebbe dovuto gestire e compiere il processo di fusione. Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Sola (M5S), per il quale «questa relazione sancisce il fallimento non del progetto della Nuova Pescara, ma della classe politica che ha dimostrato di non saper governare questo processo: non si può dare altro tempo a chi ha fallito». Massimiliano Di Pillo del movimento Pettinari per l’Abruzzo ha concluso il suo intervento sottolineando che «chi non ha avuto la capacità di compiere la volontà del referendum del 2014, deve avere la dignità di ammettere il fallimento e farsi da parte».
Sull’altro fronte è stato Luigi Albore Mascia, ex sindaco e consigliere di Pescara Futura, a perorare la causa del rinvio e a rinviare al mittente le accuse dell’opposizione, bollando in particolare le parole di Costantini come «nichilismo che non porta a nulla». Alla fine la relazione tecnica è stata approvata con 38 voti favorevoli, 12 contrari e 1 astenuto. Ora la palla passa al governo regionale del presidente Marco Marsilio, tra l’altro stesso colore delle giunte di Carlo Masci e Ottavio De Martinis. E che nella maggioranza ha più d’un esponente di spicco che ha già manifestato il proprio favore al rinvio.