Dieci anni dal sisma del Centro Italia: memoria, ricostruzione e la sfida della rinascita

24 Agosto 2026
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sisma 2016

Il 24 agosto il terremoto sconvolse l’Appennino centrale, causando 299 vittime e oltre 40000 sfollati. Mattarella richiama prevenzione e responsabilità collettiva; Meloni: «La direzione è cambiata, ma resta molto da fare»

PESCARA – Alle 3.36 del 24 agosto 2016 una violenta scossa di terremoto spezzò la notte e la vita di decine di comunità dell’Appennino centrale. L’epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, il dolore che attraversò Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Amatrice divenne il simbolo di una tragedia nazionale: 299 vittime, feriti e più di 40000 persone costrette a lasciare le proprie case.

A dieci anni da quella notte, il Paese torna a fermarsi nel ricordo delle vittime e accanto alle loro famiglie. Un anniversario che non è soltanto commemorazione, ma anche occasione per fare i conti con un percorso di ricostruzione lungo, complesso e segnato da ritardi, difficoltà burocratiche e ripartenze spesso attese troppo a lungo.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito il sisma del «una pagina drammatica della storia della Repubblica», richiamando la necessità di potenziare con continuità i meccanismi di prevenzione e di intervento in un territorio, quello italiano, esposto al rischio sismico. Per il Capo dello Stato, il risanamento dei territori colpiti richiede «l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile» e rappresenta una responsabilità collettiva: quella di restituire normalità alle popolazioni che l’hanno perduta.
Nel messaggio del Quirinale trova spazio anche il ricordo dell’immediata risposta di solidarietà arrivata da tutto il Paese. Volontari, associazioni, Protezione civile e strutture di primo soccorso furono presenti fin dalle prime ore, offrendo aiuto e assistenza e contribuendo a tenere viva la speranza nelle comunità colpite. Uno spirito di vicinanza che, sottolinea Mattarella, si è confermato uno strumento concreto di resilienza di fronte a calamità di così ampia portata.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato le vittime e riconosciuto le criticità che hanno rallentato la ricostruzione nel corso degli anni. «Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente», ha affermato, sostenendo che l’attuale Governo abbia impresso un «deciso cambio di passo», tanto sul fronte dei contributi per la ricostruzione privata quanto su quello degli investimenti destinati alle opere pubbliche.
Tra i segni più visibili della ripartenza, Meloni ha richiamato la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dal terremoto del ottobre e oggi restituita alla comunità. Ma la rinascita non riguarda soltanto edifici, strade e piazze: passa dalla tenuta del tessuto sociale, dalla permanenza delle famiglie, dalla riapertura delle attività economiche e dalla capacità dei piccoli centri di restare luoghi vivi, abitati e produttivi.
A dieci anni dal sisma, dunque, il bilancio resta fatto di ferite profonde e risultati raggiunti, ma anche di cantieri ancora aperti e attese che non possono essere dimenticate. La ricostruzione dell’Appennino centrale continua a essere una sfida nazionale, che richiede continuità, tempi certi e una collaborazione stabile tra istituzioni, comunità locali, imprese e volontariato.

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