Il commissario provinciale Bucci dopo la sentenza del Tar: «Progetto anacronistico e dannoso che impone dall’alto vincoli a un territorio cambiato radicalmente». L’appello alla politica “timida”: «Regione e Provincia ascoltino i sindaci e si muovano»
LANCIANO – Un progetto vecchio di trent’anni che in questo momento, se calato dall’alto, non può che provocare danni al territorio. Maurizio Bucci, commissario provinciale della Lega e sindaco di Gamberale, è categorico sulle ragioni del no al “Parco della costa teatina”, che una recente sentenza del Tar impone oggi di istituire: «Questo territorio è cambiato radicalmente da quando venne concepita quell’idea», afferma, «non sono contro i parchi in sé, anche perché sono cresciuto in mezzo alla natura, ho fatto parte dieci anni del consiglio direttivo del Parco della Maiella e credo di non aver nulla da imparare in fatto di ambientalismo. Ma dobbiamo pensare alle conseguenze che l’istituzione di un parco avrebbe sulle attività commerciali, artigianali e industriali, a quelle esistenti e a quelle che potrebbero nascere».
Bucci, che questa mattina ha incontrato la stampa nella Casa di Conversazione a Lanciano, cita ad esempio gli investimenti di Renaxia su Ortona o l’indotto della Val di Sangro che ricade nei territori comunali di Atessa, Lanciano o Paglieta. Ma anche le cantine sociali, le attività agricole, le piccole imprese artigianali sparse su tutto il territorio a ridosso della costa dei trabocchi, ormai fortemente antropizzato. Tutte attività che, se inserite in un’area protetta, troverebbero ostacoli come zone di tolleranza o limitazioni stagionali, che rischiano di compromettere il tessuto economico di questa parte d’Abruzzo.
«In una vasta area», spiega Bucci, «non potranno essere più utilizzati determinati tipi di concimi, ci sarebbero vincoli per i tempi delle semine o l’uso di mezzi meccanici. Sulla Via Verde non potranno nascere nuove strutture e quelle esistenti potrebbero subire riduzioni. Calare dall’alto un progetto vecchio di trent’anni, in un territorio che è radicalmente cambiato e dove sono aumentati insediamenti produttivi e popolazione, sarebbe un disastro».
Il commissario leghista fa notare che comunque in Abruzzo il 30% del territorio è già coperto da vincoli naturalistici. Vincoli che esistono anche sulla Costa dei trabocchi: «Ci sono riserve naturali regionali e siti di interesse comunitario», ricorda Bucci citando Marina di Vasto, Punta Aderci, Bosco di San Venanzio e Lecceta di Torino di Sangro; Grotta delle Farfalle, Biotopo di San Salvo e Ripari di Giobbe. «Tutte aree che potrebbero in alcuni casi essere ampliate o collegate tra loro», osserva Bucci, «senza stravolgere tutta la costa con sentenze che ignorano le dinamiche e la conformazione del territorio».
A questo punto, per l’esponente della Lega, la palla passa alla politica. «Che è stata troppo timida finora», accusa, «perché non ha fatto tutto quello che poteva essere fatto in questi anni. In particolare Regione e Provincia ascoltino i sindaci e i Comuni, e utilizzino tutti gli strumenti giuridici a disposizione per fermare questo disastro. Sappiamo che l’anno prossimo si vota e che l’ambientalismo è materia scivolosa, ma la politica deve affrontare i problemi e deve avere coraggio. Il rischio è quello di annichilire un intero territorio solo per creare un recinto per lupi e cinghiali».