Famiglia nel bosco, reclamo improcedibile: resta l’allontanamento della madre

30 Aprile 2026
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Famiglia nel bosco

Scontro su privacy e tutela dei minori: la Garante De Febis richiama al rispetto della Carta di Treviso

PALMOLI – La Corte d’Appello dell’Aquila ha dichiarato improcedibile il reclamo presentato dai legali della cosiddetta “famiglia nel bosco” contro il provvedimento del Tribunale per i minorenni che, lo scorso 6 marzo, ha disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia in cui si trovano i tre figli della coppia anglo-australiana, ospiti della struttura dal 20 novembre.


Il ricorso, depositato il 18 marzo, contestava la natura “unilaterale” dell’ordinanza, ritenuta sbilanciata sulle relazioni dei servizi sociali e non su quella dell’Asl, che invece sottolineava la necessità di garantire la continuità dei legami familiari. La decisione della Corte d’Appello chiude quindi, almeno per ora, questo fronte giudiziario, lasciando inalterato l’attuale assetto disposto dal Tribunale.


Sul caso interviene anche la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che richiama l’attenzione sul clima che si è sviluppato attorno alla vicenda. “Si è creato un clima di odio contro le istituzioni che non aiuta la coppia a contestualizzare correttamente quanto sta accadendo”, afferma.
De Febis evidenzia inoltre un aspetto ritenuto particolarmente critico: la tutela della privacy dei minori. “La violazione della riservatezza a cui i tre bambini sono costantemente sottoposti è inaccettabile e preoccupante”, sottolinea, ricordando come anche la bozza di consulenza tecnica non escluda la possibilità di recupero della responsabilità genitoriale, elemento che dovrebbe orientare verso un approccio di sostegno e non di contrapposizione.


Il riferimento è anche al trattamento mediatico della vicenda. La Garante richiama esplicitamente i principi della Carta di Treviso, che impone la massima tutela dell’identità dei minori: “Oggi i tre bambini sono facilmente identificabili e corrono il rischio di essere giudicati in futuro per il loro passato”. Da qui l’auspicio di un intervento dell’Ordine dei Giornalisti, affinché venga ribadito il principio secondo cui, in presenza di minori, la riservatezza deve sempre prevalere sul diritto di cronaca.

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