Sotto accusa i titoli e l’esperienza della professionista: il perito di parte chiede verifiche all’Ordine professionale
L’AQUILA – Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla vicenda della famiglia nel bosco. Il perito di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, ha avanzato richiesta di ricusazione nei confronti della psicologa incaricata di effettuare i test sui minori, sollevando dubbi sulla sua formazione e sulla legittimità del suo incarico.
«Peccato che sullo stesso social si presentasse come psicologa e pubblicasse anche contenuti professionali», osserva Cantelmi, riferendosi ad alcuni post della donna. Lo specialista spiega di aver chiesto ai legali di accedere agli atti presso l’Ordine professionale per verificare i titoli della testista: «Vorremmo accertare anche l’eventuale titolo di psicoterapeuta, che si può conseguire solo dopo quattro anni dall’iscrizione all’Albo, mentre lei risulta iscritta da poco più di tre anni».
Secondo Cantelmi, la professionista avrebbe dichiarato che “il suo curriculum parla da sé”, ma il perito contesta la reale esperienza quinquennale con i minori richiesta a chi svolge incarichi peritali in questo ambito. «A giudicare dal suo operato — aggiunge — non ci è parso così: solleviamo dubbi e chiediamo chiarimenti».
Lo psichiatra evidenzia inoltre altre perplessità, citando un articolo del quotidiano La Verità che avrebbe messo in discussione anche le competenze della consulente tecnica d’ufficio (Ctu). «Rinnoviamo comunque la disponibilità a collaborare — conclude Cantelmi — ma resta da chiarire dove la psicologa abbia maturato esperienze specifiche sui minori, dal momento che lavora come medico in una struttura per anziani, dove non si svolge attività psichiatrica».