La D’Annunzio sul tetto del mondo: l’ateneo guida un progetto di ricerca sull’Everest

14 Luglio 2026
2 minuti di lettura
Vittore Verratti, docente di Fisiologia della D’Annunzio

L’università di Chieti-Pescara dirige una ricerca internazionale sugli effetti dell’alta quota sull’uomo nel laboratorio nepalese a oltre cinquemila metri d’altezza

CHIETI – Ricerca scientifica, cultura e cooperazione internazionale confluiscono in un unico grande progetto che vede l’università D’Annunzio di Chieti-Pescara impegnata in prima fila. “Pyramid26 – Exploration and Physiology” è il nome della spedizione internazionale che porterà un team multidisciplinare di ricercatori nel laboratorio Piramide Ev-K2-Cnr, a 5.050 metri di quota, nella valle del Khumbu, ai piedi dell’Everest in Nepal. L’obiettivo è sviluppare un programma di studi dedicato alla fisiologia umana in alta quota e agli effetti sull’organismo dell’ipossia, la condizione patologica in cui si verifica una carenza di ossigeno nei tessuti dell’organismo.

Approvato dal Nepal Health Research Council (Nhrc) e realizzato con il patrocinio della Società italiana di medicina di montagna (Simem) e del Club alpino italiano (Cai), il progetto si svolge sotto l’egida del rettore Liborio Stuppia ed è ideato e diretto da Vittore Verratti, docente di Fisiologia della D’Annunzio.

Verratti, ricercatore capo e responsabile medico della spedizione, ha riunito una rete internazionale di medici, fisiologi, biologi, ingegneri e ricercatori per approfondire la conoscenza dei meccanismi di adattamento dell’uomo agli ambienti estremi, e trasferire tale conoscenza alla medicina clinica. Il team opererà in una delle più importanti infrastrutture scientifiche permanenti al mondo dedicate agli studi in alta quota, svolgendo protocolli sperimentali sulle risposte fisiologiche all’ipossia e sugli adattamenti dell’organismo durante l’esposizione all’alta quota.

I ricercatori analizzeranno le modificazioni cardiorespiratorie e metaboliche, i meccanismi di regolazione della ventilazione, gli adattamenti cardiovascolari, il controllo della perfusione cerebrale e gli effetti della ridotta disponibilità di ossigeno sulle funzioni cognitive, sulla percezione del dolore, sulla fisiologia della cute e dell’occhio e sulla performance fisica.

Tra gli aspetti più significativi della spedizione vi sarà il confronto tra le risposte fisiologiche dei ricercatori occidentali e quelle delle popolazioni himalayane, in particolare degli Sherpa, straordinario modello naturale di adattamento cronico all’alta quota.

Una seconda componente della spedizione opererà invece a Kathmandu, nella Docs Foundation Nepal diretta da Lila Bhandari, organizzazione che garantisce accoglienza, assistenza sanitaria ed educativa a bambini orfani, indigenti, bambini di strada e minori lavoratori delle regioni più povere del Nepal. Nascerà un laboratorio artistico dedicato ai bambini dell’orfanotrofio, con i quali saranno scritte canzoni originali, frutto dell’incontro tra culture diverse. Il progetto artistico si svolge in collaborazione con la Fondazione “Fo Rame”, per rendere omaggio al Premio Nobel nel centenario della nascita. Il progetto culminerà nella realizzazione di un concerto dedicato a Dario Fo.

«La scelta di sviluppare contemporaneamente la ricerca scientifica e il progetto artistico«, spiega Verratti, «rappresenta uno degli elementi più originali di questa iniziativa. Da una parte la spedizione contribuirà ad ampliare le conoscenze sulla fisiologia umana in ambiente estremo, dall’altra lascerà un’eredità concreta alla comunità nepalese attraverso un percorso educativo e artistico rivolto ai bambini più fragili».

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