La madre, il nonno e il compagno restano in carcere accusati di sequestro. Il sindaco di Minturno assume la tutela: «Attiveremo percorsi di sostegno»
L’AQUILA – Si apre una fase delicata e complessa per Sarah e Alisya, le due sorelline scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e rintracciate domenica sera a Formia, nell’abitazione di una parente. Dopo due settimane di intense ricerche, l’attenzione si sposta ora sulla tutela psicologica e sul futuro delle minori, mentre la vicenda giudiziaria a carico dei familiari si aggrava.
Le bambine si trovano attualmente all’interno di una casa famiglia, una struttura protetta. Il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, nominato tutore legale delle due sorelle, ha tracciato la linea d’azione per le prossime ore: «Stiamo valutando le azioni da mettere in campo per tutelare i loro interessi, ovviamente in attesa di capire l’evoluzione del tema giudiziario». Stefanelli ha spiegato di non aver ancora incontrato le minori per scelta: «Le incontrerò nelle prossime ore, dato che prima abbiamo voluto lasciare loro del tempo».
L’orizzonte tracciato dai provvedimenti giudiziari punta a una ricostruzione dei legami familiari, in particolare con la figura paterna. «Per il momento non so dare dei tempi – ha precisato il sindaco di Minturno che ha assunto la tutela legali delle minori – ma l’obiettivo, come dice la sentenza del 28 maggio, è il recupero del rapporto con il genitore, e capire come si evolverà la vicenda con la madre. Comunque attiveremo dei percorsi di sostegno, come dice la sentenza che ha riconcesso la responsabilità genitoriale».
Sul fronte giudiziario, la madre delle bambine, Valentina D’Acunto, si trova attualmente reclusa nel carcere di Teramo. Il suo storico difensore, l’avvocato Enrico Mastantuono – che ha assunto anche la difesa del padre della donna, Marco D’Acunto, e del compagno Vincenzo Esposito – ha espresso forte partecipazione e sorpresa per l’epilogo delle indagini. Il ritrovamento è giunto come «un fulmine a ciel sereno» dopo un momento di forte tensione emotiva vissuto nella mattinata di domenica.
«Se avessi saputo che la madre stava bleffando, ne avrei dato notizia all’autorità giudiziaria, anzitutto per le bambine», ha dichiarato Mastantuono all’ANSA, ribadendo comunque il proprio impegno professionale nel continuare ad assistere gli indagati. Il legale ha descritto Valentina D’Acunto come «una madre apprensiva e amorevole, descritta nelle relazioni come accudente», sebbene «non allineata ai diktat dei servizi sociali e poco autoritaria». L’avvocato ha infine espresso profonda preoccupazione per le conseguenze della vicenda sulle minori: «Le spese di tutto questo le faranno le bambine, che non hanno alcuna responsabilità».
Nel frattempo, per gli altri due soggetti fermati con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso, si sono aperte le porte del carcere di Sulmona. Vincenzo Esposito, 46 anni, e Marco D’Acunto, 62 anni, si trovano in stato di isolamento e sorvegliati a vista.
Secondo quanto riferito da fonti penitenziarie, l’atteggiamento dei due uomini è quello tipico di chi si confronta per la prima volta con la realtà carceraria. Entrambi si sono mostrati «increduli» davanti alla gravità della situazione e all’esito del blitz di Formia, palesando, secondo le prime relazioni, una parziale incoscienza rispetto alla rilevanza penale e alla gravità delle azioni contestate dalle autorità.