Il consigliere regionale del Pd accusa l’assessora Nicoletta Verì di aver tenuto riservato per oltre un anno lo studio trasmesso ai ministeri sull’individuazione del Dea di II livello. «Solo adesso si torna a parlare di una soluzione che coinvolga anche Teramo e Chieti»
TERAMO – Teramo resta fuori dall’individuazione dell’ospedale di secondo livello, il presidio destinato a garantire le prestazioni sanitarie di più alta complessità e a gestire le emergenze più gravi. È su questo tema che si concentrano le accuse del consigliere regionale del Partito Democratico Dino Pepe, che punta il dito contro l’assessora alla Sanità Nicoletta Verì dopo la discussione in consiglio regionale.
Pepe sostiene che l’assessore non abbia risposto nel merito all’interpellanza sottoscritta insieme ai consiglieri della coalizione di centro sinistra Sandro Mariani, Luciano Cavallari, Antonio Blasioli e Silvio Paolucci. Durante la seduta, riferisce il consigliere dem, Verì avrebbe comunicato che il 26 marzo 2025, «la Regione ha trasmesso ai ministeri competenti lo studio di fattibilità per l’individuazione del Dea di II livello, indicando esclusivamente gli ospedali dell’Aquila e di Pescara», dice Pepe.
«Un documento fondamentale tenuto nascosto al consiglio regionale e ai cittadini per oltre un anno», afferma Pepe, secondo il quale soltanto ora la giunta starebbe valutando l’ipotesi di due “Dea funzionali” che coinvolgano anche Teramo e Chieti. Una soluzione che, evidenzia il consigliere del Pd, riprenderebbe quella già approvata dalla giunta di centrosinistra nel 2016 con il coinvolgimento dei ministeri.
Per Pepe il ritardo avrebbe penalizzato ancora una volta la provincia di Teramo nella programmazione sanitaria regionale. Il consigliere estende poi le critiche alla gestione complessiva della sanità abruzzese, parlando di «conti in disavanzo, aumento delle tasse e riduzione della qualità dei servizi». A sostegno della sua denuncia, cita anche il caso di una prenotazione sanitaria fissata al 2030, definendolo «l’ennesimo segnale delle difficoltà del sistema sanitario regionale».