È morto a 87 anni il saggista che debuttò nel 1966 con ‘I benandanti’: in quel primo libro gli echi dei racconti ascoltati da bambino a Pizzoli, dove il padre era al confino all’inizio degli anni ’40
PIZZOLI – Le storie di streghe ascoltate da bambino a Pizzoli hanno ispirato alcune delle pagine di ‘I benandanti’, il libro con il quale nel 1966 debuttò Carlo Ginzbrug, storico e saggista tra i più noti e apprezzati in Italia, che si è spento oggi a Bologna. ‘I benandanti’, probabilmente insieme a ‘Il formaggio e i vermi’ uno dei lavori più noti di Ginzburg, analizza credenze popolari e fenomeni legati alla stregoneria tra Cinquecento e Seicento, in particolare nel Friuli. Ma il testo è debitore anche degli anni aquilani dello storico che, nato nel 1939 a Torino, tra il 1940 e il 1943 vive con la famiglia a Pizzoli, perché qui è costretto al confino il padre, Leone Ginzburg, ebreo antifascista, intellettuale tra i fondatori della casa editrice Einaudi.
Quella nell’Alta Valle dell’Aterno è un’esperienza breve. Ma che lascia un segno duraturo, e che ricorre spesso anche nelle pagine della madre, Natalia Levi Ginzburg, l’autrice di ‘Lessico famigliare’. A Pizzoli, nel corso degli anni, Carlo Ginzburg torna più volte. Lui stesso in più occasioni ribadisce che il rapporto tra la sua famiglia e la comunità locale non si è mai interrotto, nonostante il soggiorno durato appena tre anni.
In particolare, l’influenza di Pizzoli nella sua opera viene ricordata in un’intervista radiofonica con Chiara Valerio nel 2023, nella quale Ginzbrug racconta della genesi di ‘I benandanti’ e di come inizia a interessarsi di stregoneria. “Il periodo della prima infanzia ha lasciato in me tracce profondissime”, racconta lo storico, “Ho un ricordo vivissimo di Pizzoli, dove poi sono tornato. Ricordo i libri che mi hanno letto, tra cui le fiabe di Luigi Capuana”. Questa, con le sue illustrazioni, viene ricordata da Ginzburg come il primo incontro con il lupo mannaro. “Le storie di streghe e fate fanno parte della cultura contadina di Pizzoli”, sottolinea, citando che “mi sono arrivate attraverso una ragazza che stava con noi”.