Sanità Abruzzo, Fimmg: “Regione ignora la medicina territoriale e investe solo sugli ospedali”

2 Maggio 2026
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Il segretario regionale della Fimmg

Petrucci, segretario regionale Fimmg (la federazione dei medici di medicina generale): “In stato di agitazione, ma nessuna risposta. Così si conferma che non contiamo nulla”

PESCARA – La frattura tra medici di famiglia e Regione Abruzzo si acuisce. Dopo l’incontro promosso dalla Asl Lanciano Vasto Chieti sul futuro della sanità regionale, la Fimmg Abruzzo denuncia l’ennesima esclusione della medicina territoriale dalle priorità politiche e finanziarie.

Secondo il segretario regionale Mauro Petrucci, l’appuntamento del 30 aprile si è trasformato in una passerella dedicata a investimenti strutturali, tecnologie e riorganizzazione ospedaliera, senza alcun riferimento concreto al ruolo dei medici di medicina generale. «Si è parlato di tutto tranne che di territorio – afferma. – È la conferma che, nonostante lo stato di agitazione, la medicina generale continua a non essere considerata nelle scelte strategiche della Regione».

Petrucci sottolinea come, mentre si annunciano fondi per ospedali e infrastrutture, resti bloccato da anni l’Accordo integrativo regionale, ritenuto essenziale per riorganizzare l’assistenza territoriale. «Non si trovano pochi milioni per chiudere l’accordo, ma si presentano Case della Comunità e ospedali di comunità senza chiarire ruolo, risorse e funzionamento. Così rischiano di restare solo uno spot», evidenzia.

Il segretario critica anche il silenzio dell’assessora alla Salute Nicoletta Verì e del presidente Marco Marsilio, che negli interventi conclusivi non avrebbero fatto alcun cenno alla medicina di base. «Senza un reale rafforzamento del territorio, – prosegue – tutti questi investimenti non produrranno i risultati attesi. L’equilibrio tra ospedale e territorio è oggi completamente sbilanciato».

La Fimmg conferma quindi lo stato di agitazione e chiede risposte immediate. «Non è una battaglia corporativa – conclude il segretario – quando si ignora la medicina territoriale, a pagarne il prezzo sono i cittadini, che vedono ridursi accessibilità e qualità dei servizi. Continuare a mettere al primo posto ospedali e grandi opere significa lasciare indietro il territorio e indebolire l’intero sistema sanitario regionale».

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