Taglieri attacca: «Da 39 postazioni medicalizzate a 15». Verì replica: «Le postazioni sono aumentate da 76 a 111». Nel mezzo, la riforma dell’emergenza territoriale, la carenza di medici e i dubbi sulla sicurezza degli equipaggi. Pepe denuncia il ridimensionamento del 118 nel Teramano e chiede più mezzi e postazioni medicalizzate
PESCARA – È scontro sulla riforma del 118 abruzzese. Il nuovo modello riduce drasticamente le ambulanze con medico a bordo: secondo il capogruppo M5S Francesco Taglieri, si passa dalle 39 postazioni medicalizzate del 2023 alle 15 del nuovo assetto ordinario. Un taglio che, accusa l’opposizione, trasferisce una parte crescente dell’emergenza sulle ambulanze infermieristiche, sulle automediche e sui mezzi di base. La Regione respinge però l’accusa e ribalta i numeri: per l’assessore alla Salute Nicoletta Verì, le postazioni complessive del 118 sono aumentate da 76 a 111.
Taglieri parla di una trasformazione radicale del servizio. “Ventiquattro ambulanze medicalizzate vengono quindi eliminate o trasformate, mentre una parte crescente dell’emergenza territoriale viene affidata ai mezzi infermieristici, alle automediche e alle ambulanze di base”.
Il problema, sostiene il consigliere, non è la professionalità degli infermieri, ma il rischio di caricare su di loro responsabilità crescenti senza una struttura adeguata. “Vogliamo, al contrario, tutelarne la sicurezza e impedire che il passaggio dal modello medicalizzato a quello infermieristico si trasformi nel trasferimento di maggiori responsabilità su professionisti lasciati senza personale sufficiente, protocolli uniformi, formazione specifica, strumenti adeguati e un supporto medico realmente disponibile”.
È soprattutto la composizione degli equipaggi a preoccupare Taglieri. “Non basta togliere il medico dall’ambulanza e affidare all’infermiere le stesse emergenze, con responsabilità maggiori e meno persone al suo fianco”. E l’esempio è quello più drammatico: “Basta immaginare un arresto cardiaco. Occorre garantire contemporaneamente compressioni toraciche continue, ventilazione, defibrillazione, monitoraggio, gestione delle vie aeree, accesso vascolare, preparazione e somministrazione dei farmaci e comunicazione con la Centrale operativa”.
La richiesta del M5S è dunque chiara: equipaggi da almeno tre persone e intervento contestuale dell’automedica nei casi più complessi. Taglieri chiede inoltre che la Regione renda pubblici protocolli, percorsi formativi, criteri di certificazione e tempi effettivi di intervento delle automediche, soprattutto nelle aree interne.
La risposta di Verì è altrettanto netta. “Le postazioni del 118 sul territorio sono passate dalle 76 del 2023 alle 111 attuali. Spiace constatare che la minoranza, in perenne campagna elettorale, cerchi di strumentalizzare qualunque argomento”.
Per l’assessore, dunque, parlare di un ridimensionamento del 118 significa leggere solo una parte della riforma. “Non solo la Regione non ha ridotto i servizi, ma l’intero modello organizzativo non è frutto di una decisione politica, ma di un documento tecnico stilato dal Crea”.
La scelta di aumentare le postazioni infermieristiche, passate “da 15 a 48”, nasce secondo Verì dalla necessità di fronteggiare soprattutto la carenza di medici dell’emergenza-urgenza. “Non è un mistero, infatti, che ormai da anni concorsi e avvisi pubblici per i medici del 118 vadano deserti”.
È qui che si concentra il vero nodo politico della riforma: meno medici sulle ambulanze, più mezzi infermieristici e un sistema che deve fare i conti con una cronica carenza di personale. Taglieri teme che il prezzo venga pagato dalla sicurezza del soccorso, mentre la Regione rivendica una riorganizzazione necessaria per mantenere in piedi il servizio.
Su un punto, però, le distanze si accorciano. Verì concorda sulla necessità di rafforzare formazione e retribuzioni degli operatori del 118, precisando che si tratta di questioni “in discussione sui tavoli nazionali”.
Il confronto, dunque, è appena iniziato. E la domanda che la riforma consegna alla politica abruzzese è tutt’altro che tecnica: con meno medici disponibili, il nuovo 118 riuscirà davvero a garantire lo stesso livello di sicurezza e tempestività a tutti gli abruzzesi, soprattutto nelle aree interne?
Sulla questione interviene il consigliere regionale del Pd Dino Pepe, che fa il punto sulla riorganizzazione del 118 e lancia l’allarme per la provincia di Teramo. Secondo Pepe, a fronte di un fabbisogno di sei postazioni medicalizzate, al Teramano ne verrebbero assegnate soltanto due. «La provincia di Teramo viene sistematicamente sguarnita dei presidi medici di emergenza», sostiene l’esponente dei Dem.
Pepe sottolinea inoltre le difficoltà per un territorio che registra circa 27mila interventi l’anno. La copertura medica sarebbe affidata soprattutto a due automediche H24, a Teramo e Giulianova, mentre diverse postazioni, da Montorio a Roseto e Alba Adriatica, sarebbero interessate dalla demedicalizzazione delle ambulanze. «Due sole vetture mediche devono coprire un bacino che va dalla costa alla Val Vibrata fino all’entroterra», afferma Pepe, e chiede alla Regione di recuperare «le quattro postazioni mancanti per la Asl di Teramo e potenziare i mezzi di soccorso avanzato».