Due cassette-nido installate dalla Stazione Ornitologica Abruzzese e da TUA-Ferrovia Sangritana sono state occupate da altrettante coppie nel Teatino. Un terzo rifugio utilizzato da un assiolo
CHIETI – Prime nidificazioni accertate della ghiandaia marina in Abruzzo all’interno di nidi artificiali. Dopo due anni dall’installazione di dieci cassette-nido, due strutture sono state occupate da altrettante coppie della specie, rara e poco conosciuta nella regione. Un terzo nido è stato invece scelto da una coppia di assioli, piccoli rapaci notturni migratori e nidificanti in Abruzzo.
Il risultato arriva dalla collaborazione tra la Stazione Ornitologica Abruzzese e TUA-Ferrovia Sangritana, che ha messo a disposizione spazi e strutture per il progetto. Le cassette sono state collocate su tralicci e fabbricati abbandonati, in aree difficilmente raggiungibili e individuate nei territori più adatti alla presenza della specie, senza ricorrere a contributi privati o pubblici.
A verificare l’occupazione di due nidi ben nascosti è stato Marco Liberatore, esperto della Stazione Ornitologica Abruzzese. Un riscontro importante per la popolazione regionale della ghiandaia marina, stimata in appena una cinquantina di esemplari.
Nonostante il nome, la ghiandaia marina, il cui nome scientifico è Coracias garrulus, non appartiene alla famiglia dei corvidi e non vive in ambienti costieri. Il suo nome richiama soprattutto il piumaggio azzurro intenso, che la rende una delle specie più affascinanti tra gli uccelli presenti sul territorio. Appartiene all’ordine dei Coraciformi, diffuso principalmente nelle regioni tropicali dell’Africa e dell’Asia.
In Abruzzo, i siti di nidificazione finora individuati sono concentrati esclusivamente nel Teatino, in aree agricole poco abitate e caratterizzate da una limitata presenza umana. Le prime coppie arrivano in regione nel mese di maggio e restano per il periodo riproduttivo, che si protrae fino ai primi giorni di agosto.
La specie utilizza cavità naturali o artificiali per deporre le uova, come alberi secolari, ruderi e vecchi edifici abbandonati. Proprio la progressiva scomparsa di questi ambienti rappresenta una delle principali criticità per la sua conservazione. A pesare sono anche la trasformazione del paesaggio rurale, l’agricoltura intensiva e l’uso di fitofarmaci, che riducono sia gli habitat disponibili sia le risorse alimentari.
La ghiandaia marina si nutre soprattutto di insetti, tra cui coleotteri, imenotteri e ortotteri, ma può catturare anche rettili, piccoli anfibi, mammiferi e altri uccelli. La sua presenza può dunque contribuire al controllo naturale di insetti dannosi per le colture.
La specie aveva subito un forte calo tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila. La tutela europea e il progetto “Coracias Italia”, avviato nel 2011 e al quale la Stazione Ornitologica Abruzzese ha aderito sin dall’inizio, hanno consentito di monitorarne più attentamente la presenza e di registrare segnali di crescita della popolazione italiana.
L’esperienza abruzzese conferma l’efficacia di interventi mirati e relativamente semplici per la protezione della fauna selvatica. Dieci cassette-nido, collocate nei luoghi giusti e monitorate nel tempo, hanno offerto nuove opportunità riproduttive a una specie preziosa per la biodiversità regionale.