Dati Inail, più infortuni sul lavoro in Abruzzo: le indicazioni della Uil per il nuovo Piano regionale della prevenzione

31 Agosto 2026
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Nel primo semestre 2026 in crescita anche malattie professionali e l’incidenza su donne e lavoratori stranieri. Camplone: «Più attenzione su rischi emergenti, precarietà, integrazione culturale e differenze di genere»

PESCARA – Tra gennaio e giugno gli infortuni sul lavoro in Abruzzo sono aumentati del 3,58%, passando da 5.945 a 6.158. Le malattie professionali crescono invece dell’8,25%, salendo da 4.645 a 5.028 denunce. Sono i dati del primo semestre 2026 messi a disposizione dall’Inail. «Questi numeri sollecitano una riflessione attenta su fattori non casuali come la parcellizzazione del lavoro, i livelli di precarietà e l’attenzione complessiva riservata alle misure di prevenzione», commenta Valerio Camplone, che nella segreteria regionale ha la delega alla Salute e sicurezza sul lavoro.

Nel bilancio dei primi sei mesi del 2026 si riscontra un aumento degli infortuni in itinere (+17,85%, da 773 a 911 casi). Emerge inoltre con forza la questione di genere: le denunce tra le lavoratrici registrano un balzo del +21,45% (da 387 a 470). Un dato, secondo la Uil, che accende i riflettori su gestione degli orari, rigidità dei tempi di lavoro, ritmi di spostamento e necessità di approfondire anche i fattori di stress sulla componente femminile.

L’esame dettagliato dei dati evidenzia poi andamenti differenti a seconda delle fasce anagrafiche. Tra i lavoratori anziani della fascia 60-74 anni gli infortuni crescono del 9,95% (da 734 a 807), con un incremento marcato nella fascia 60-64 anni (+12,19%). Sul fronte giovanile (15-24 anni) si registra un aumento del 6,34% (da 584 a 621) e, allargando l’analisi agli under 35 (15-34 anni), la crescita si attesta al +4,97% (da 1.408 a 1.478).

Dalle rilevazioni Inail emerge anche la crescente vulnerabilità dei lavoratori stranieri. Le denunce d’infortunio che coinvolgono i lavoratori extra-Ue salgono del +12,08% (687 a 770). Lo scenario si fa ancora più allarmante sul versante delle malattie professionali, dove la totalità dei lavoratori nati all’estero (Ue ed extra-Ue) fa segnare un’impennata del +33,51% (da 388 a 518).

In vista della definizione del nuovo Piano regionale della prevenzione 2026-2031, la Uil Abruzzo individua queste dinamiche di fragilità come priorità da integrare nella bozza di prossima discussione con le parti sociali. In merito alle azioni da intraprendere, Camplone sottolinea come sia «indispensabile trasformare la prevenzione in uno strumento di gestione concreto e sartoriale, aggiornando i Documenti di valutazione dei rischi aziendali in modo mirato: prevedere una formazione preventiva e specifica per i giovani che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro; considerare l’evoluzione della salute e le patologie correlate all’età per i lavoratori anziani; verificare la reale conoscenza della lingua e la comprensione delle procedure operative per i lavoratori stranieri».

«All’interno del Piano 2026-2031», osserva ancora Camplone, «uno spazio prioritario deve essere riservato alla prospettiva di genere, perché accorciare le distanze in ottica di parità significa garantire ambienti lavorativi sani, rispettosi e tutelati. In questa direzione, la Uil Abruzzo chiede l’obbligo esplicito per le aziende di programmare misure volte a prevenire comportamenti violenti o molesti nei luoghi di lavoro: un passaggio decisivo per azzerare i divari e costruire un sistema occupazionale regionale davvero inclusivo e sicuro».

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