La mascotte Ciuffo fa litigare ancora: scontro tra Pescara Calcio e fratelli Mazzioli

21 Agosto 2026
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Il saluto social di Yuri e Loris, che per anni hanno indossato il costume, non va giù al club: «Personalismi per cercare visibilità personale con una narrazione vittimistica che getta discredito sulla società»

PESCARA – Lo sfogo-saluto dei fratelli Yuri e Loris Mazzioli, che fino all’anno scorso hanno vestito i panni della mascotte Ciuffo, non è piaciuto al Pescara Calcio. Il club ha replicato al loro messaggio di commiato contestando quello che considera né più né meno che una manifestazione di protagonismo, nonché un modo per screditare la società.

Il rapporto tra i fratelli Mazzioli e il Pescara si è interrotto dopo un episodio avvenuto lo scorso maggio durante Pescara-Spezia: gol dei biancazzurri, Ciuffo a bordo campo partecipa ai festeggiamenti finendo davanti ai fotografi, acceso confronto con l’allora responsabile della comunicazione del club. Da qui la rottura.

Nei giorni scorsi Yuri e Loris hanno affidato ai social un saluto personale, ricordando la datata passione per i colori biancazzurri, gli anni recenti trascorsi nei panni della mascotte e i sacrifici affrontati per svolgere quel ruolo. «Togliendo tempo prezioso alle nostre famiglie e ai nostri bambini», hanno scritto, «sacrificando i nostri affetti ma consapevoli di regalare una gioia ai figli degli altri e alle persone meno fortunate».

Un impegno anche fisico: «Gestire un costume del genere per molte ore consecutive ci ha esposti a una fatica immane, tra il caldo soffocante, la scarsa ossigenazione, la spossatezza e una visibilità ridotta al minimo». Nonostante questo, «non abbiamo mai fatto un passo indietro, mai detto no a una foto, a un autografo o a un bambino che ci chiamava dagli spalti anche solo per un saluto».

Quindi l’annuncio: «Con profonda amarezza, ma a testa alta, comunichiamo che non saremo più noi a indossare i panni di Ciuffo». Ai futuri interpreti della mascotte hanno augurato di avere «almeno la metà della nostra forza, della nostra resistenza e, soprattutto, della nostra infinita e incrollabile passione per questa maglia e per la nostra gente». Per i Mazzioli, indossare quei panni è stato «un gesto d’amore spontaneo, un simbolo vivo di inclusione, gioia e pura solidarietà».

Quanto meno piccata la replica della società del presidente Daniele Sebastiani, che comunque riteneva la questione chiusa da tempo: «Ciuffo appartiene unicamente al Pescara Calcio e alla tifoseria biancazzurra, non ai singoli individui che hanno avuto il privilegio temporaneo di vestirne i panni», sottolinea la società, «nel calcio professionistico l’identità di chi interpreta la mascotte rimane rigorosamente anonima, proprio per preservare la magia e l’universalità del personaggio».

Per il Pescara Calcio, dunque, il messaggio dei fratelli Mazzioli contiene «un’anomalia ingiustificabile, legata a personalismi che nulla hanno a che fare con lo spirito del ruolo». Lo sfogo-saluto sarebbe stato perciò finalizzato a «cercare visibilità personale costruendo una narrazione vittimistica per gettare discredito sulla società».

Il club ribadisce quindi che «la mascotte è un patrimonio esclusivo del club, un simbolo di gioia destinato ai bambini e alla comunità dei tifosi», e che il ruolo «richiede un servizio condotto all’ombra dell’anonimato, con umiltà e spirito di appartenenza, lontano da manie di protagonismo». E per concludere la stoccata finale: «La nostra Academy che ha ideato, seguito e gestito la mascotte ha sempre previsto un rimborso per chi ha vestito i suoi panni: passione sì, ma nel corso degli anni anche un lavoro».

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