Lanciano dà l’ultimo saluto a Diomede: «Trasformiamo l’odio in amore»

20 Agosto 2026
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L'uscita del feretro di Diomede Barchiesi dalla cattedrale di Lanciano

Cattedrale stracolma per i funerali del 50enne ucciso da un pugno a Fossacesia. L’omelia di don Alessio: «Non cediamo al rancore cieco, non sarebbe coerente con la sua vita». Le lacrime della figlia: «Non avrei potuto chiedere un papà migliore». Il feretro accompagnato in piazza da ciclisti giunti da tutto l’Abruzzo

LANCIANO – La cattedrale e il sagrato stracolmi di gente, una comunità che si stringe per dare l’ultimo saluto a Diomede Barchiesi, il 50enne morto per un pugno al volto dopo essere intervenuto per placare una lite a Fossacesia Marina. Al funerale partecipano tutti coloro che Diomede hanno conosciuto e apprezzato: chi nel mondo dell’associazionismo e dello sport, chi sul lavoro e allo stadio, chi semplicemente lo ha incrociato nella vita di tutti i giorni.

Tanta è la gente che affolla la basilica della Madonna del Ponte e piazza del Plebiscito che, d’intesa con la famiglia e la curia, viene deciso di trasmettere la cerimonia funebre in diretta su Telemax e sui canali social dell’emittente lancianese. Tutti i banchi della basilica, infatti, sono occupati già mezz’ora prima dell’arrivo del feretro. Che giunge sul sagrato accompagnato da un centinaio di ciclisti venuti da tutto l’Abruzzo, tutti in divisa da corsa. Rivali o compagni di squadra in pista, sono uniti dal sentimento di amicizia che negli anni ha legato a Diomede chi ha gareggiato con lui e ne ha apprezzato le doti umane.

In piazza ad attendere la bara ci sono gli amici dell’Associazione Campeggiatori, che indossano magliette bianche con la scritta «Ciao Diomede» e il suo volto sorridente circondato da un cuore. Sulla balaustra sul retro di San Legonziano, gli amici dello stadio hanno steso una bandiera rossonera del gruppo “Briganti Frentani”, sulla quale campeggia una foto di Diomede scattata sulle gradinate del Biondi.

All’arrivo del corteo funebre dalla casa funeraria di Treglio parte il primo, grande e sentito applauso, sotto le bandiere del municipio a mezz’asta, tra le serrande di bar e attività commerciali che si abbassano per onorare il lutto cittadino proclamato dal Comune. In chiesa indossano la fascia tricolore i sindaci di Altino, il paese di origini di Diomede, di Fossacesia, dove è avvenuta la tragedia, e di Lanciano, dove aveva scelto di vivere.

«L’energia vitale, l’allegria, l’entusiasmo, la disponibilità»: sono i tratti che caratterizzavano Diomede, ricordati da Maria Chiara De Fidelibus, avvocato di famiglia e amica dell’Associazione Campeggiatori, che interviene alla fine della funzione. «Quel suo essere contagiosamente buono, quell’avere sempre un gesto, una parola, un abbraccio, una pacca sulla spalla per tutti»: questo era Diomede.

E così lo ricordano tutti: «bontà» è la parola più ricorrente accostata a Diomede, che a 50 anni lascia la moglie e quattro figli a causa di un gesto sconsiderato subito alla fine di una serata balorda. L’altruismo, l’essere sempre pronto a intervenire, la voglia di sistemare le cose che erano nella sua indole, quella sera gli sono stati fatali.

«Raccogliamo i cocci e trasformiamo l’odio in amore»: è l’esortazione con cui conclude l’omelia don Alessio Primante, responsabile della cappellania scolastica dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona. «Tutte le persone che lo hanno conosciuto hanno detto di lui che era presente quando c’era un problema, era lì con il suo cuore grande, il suo cuore buono», ricorda don Alessio, seduto sulle scale dell’altare, «non cediamo al rancore cieco, non sarebbe coerente con la sua vita, confidiamo nella giustizia. Facciamo entrare l’odio alla nostra tavola, leghiamolo mani e piedi e trasformiamolo insieme in amore».

E infine le parole della secondogenita Allegra, che insieme ai fratelli Manuel e Samuel e alla sorella Etoile piange Diomede, al pari della moglie Anna Maria, dei genitori Gabriella e Alberino, della sorella Beatrice e del fratello Antonio. A messa conclusa, Allegra legge una breve lettera al padre, densa di dolore e di rimpianto per quel papà con cui aveva «ancora tantissime cose da fare, tante tappe da festeggiare insieme. Ogni persona che conoscevo non faceva altro che dirmi: “Sei uguale a tuo papà”. Penso che non esista complimento migliore. Posso solo sperare di essere almeno un po’ di quello che sei stato nella tua vita: una persona solare, gentile, disponibile, sempre pronta ad aiutare gli altri. Non avrei potuto chiedere un papà migliore».

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