Fiamme sotto controllo a Bisegna e Rocca di Cambio. Di Marco: “Rischio segnalato già a giugno, si poteva evitare”
L’AQUILA – Sono ore decisive sul fronte degli incendi in Abruzzo, dove l’attenzione di soccorritori e forze dell’ordine resta massima attorno alla catena del Monte Morrone. Il rogo che sta interessando l’area tra Roccacasale, Corfinio e Popoli Terme continua a rappresentare il punto più critico dell’intera emergenza. Per fronteggiare la minaccia e impedire al fuoco di avvicinarsi ai centri abitati, la Regione Abruzzo e la Protezione Civile hanno ottenuto l’intervento straordinario dell’Esercito Italiano. In prima linea c’è il New Holland D180, uno speciale e potente mezzo cingolato in grado di creare veri e propri corridoi e varchi tagliafuoco nel terreno boscoso.
L’arrivo dell’automezzo militare, giunto da Roma e gestito dagli uomini del 9° Reggimento Alpini dell’Aquila, ha vissuto anche momenti di concitazione a causa di un imprevisto logistico: il tir adibito al trasporto pesante si è infatti fermato lungo il tragitto per mancanza di carburante, rendendo necessario l’intervento urgente dei Vigili del Fuoco e dei volontari per sbloccare i soccorsi. Superato il problema, il macchinario è entrato in funzione nel primo pomeriggio a Roccacasale, alla presenza del direttore della Protezione Civile abruzzese, Maurizio Scelli. Il suo operato ha permesso di isolare dalla vegetazione secca e dalle fiamme la fascia di sicurezza che protegge le case del paese, arrivate a trovarsi a soli 500 metri dal fronte dell’incendio.
Sul campo resta schierata una imponente macchina dei soccorsi che vede impegnati quarantadue Vigili del Fuoco affiancati da dirigenti e funzionari dell’Agenzia regionale, trenta volontari di Protezione Civile suddivisi in nove squadre con nove mezzi e una cisterna idrica da 4.000 litri, oltre a tre Canadair e due elicotteri impegnati in continui lanci d’acqua dall’alto. Notizie decisamente più confortanti giungono invece dagli altri due fronti critici aquilani, ovvero Rocca di Cambio e Bisegna. In entrambe le località la situazione viene definita sotto controllo: la pioggia caduta durante la notte ha contribuito in modo determinante a placare le fiamme, permettendo alle squadre a terra e ai mezzi aerei di circoscrivere i roghi.
Mentre a terra si combatte contro il fuoco, sul piano politico è già esplosa una dura polemica sulla gestione della prevenzione. A sollevare il caso è il vicepresidente della Commissione Ambiente in Consiglio regionale, Antonio Di Marco, che denuncia come l’incendio sul Morrone fosse «potenzialmente prevedibile, non imprevisto e soprattutto evitabile o perlomeno arginabile». Al centro dell’attacco c’è una nota inviata lo scorso 20 giugno alla Regione dalla storica Associazione Celestiniana. Nella lettera, a firma del presidente Giulio Mastrogiuseppe, si segnalava con forte preoccupazione l’accumulo nei boschi di sottobosco secco, ramaglie e abbondante biomassa deperita, in particolare attorno a siti culturali di grande valore come l’Eremo di Sant’Onofrio, il Santuario e gli Scavi archeologici di Ercole Curino. L’associazione richiedeva sopralluoghi tecnici immediati e urgenti interventi di decespugliamento per scongiurare incendi d’interfaccia, oltre a bonifiche contro la processionaria. Alla luce di ciò, Di Marco ha annunciato la presentazione di una dettagliata interpellanza alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale per fare piena luce su quali azioni di bonifica e quali finanziamenti siano stati concretamente messi in atto dalla Protezione Civile e dalla Giunta regionale tra il 20 giugno e l’insorgere dei roghi.