Chieti, via libera al Rendiconto 2025: ma in Consiglio è polemica. E Legnini chiede aiuto all’opposizione

11 Agosto 2026
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Il documento contabile chiude con un disavanzo di oltre 23 milioni di euro. L’appello del sindaco a Sicari, Colantonio e Carbone: “La volete dare una mano alla città? Io ve la chiedo”

CHIETI – Via libera del Consiglio comunale al Rendiconto 2025 che chiude con un disavanzo di oltre 23 milioni di euro. Il documento, illustrato in aula dall’assessore comunale al bilancio Manuel Pantalone, ha suscitato polemiche in aula sulle responsabilità dell’ingente disavanzo.

Secondo la maggioranza del sindaco Giovanni Legnini, il disavanzo di 23,3 milioni è dovuto a una nuova norma sul Fondo anticipazioni di liquidità (Fal). Se non fosse sopravvenuta la nuova norma, hanno spiegato Pantalone e Legnini, il Consuntivo avrebbe chiuso con un bilancio in attivo di circa 4 milioni di euro.

Di diverso avviso le forze di minoranza. Per il capogruppo di Futuro Nazionale Alessandro Carbone le nuove regole relative al Fal sono un “alibi”, dietro a cui si celano “cinque anni di fallimento sulla riscossione”. La capogruppo di FdI Carla Di Biase ha accusato la maggioranza di “non fare scelte e non avere visione”. L’ex candidato sindaco Cristiano Sicari ha sottolineato come il dissesto economico sia stato “causato di errori nella procedura di predissesto”. Il capogruppo di Forza Italia Mattia Di Paolo ha insistito su valori peggiorati nelle riscossioni: “Ci sono due dati più di altri che raccontano questa situazione”, ha detto Di Paolo, “il Comune riscuote sempre meno e paga sempre più tardi. Sul fronte della riscossione, il peggioramento è evidente. Per la Tari, ad esempio, il rapporto tra quanto accertato e quanto effettivamente riscosso scende dal 74,3% al 61,4%. Anche per le sanzioni del Codice della strada si passa dal 60,3% al 57%. Significa che il Comune accerta entrate che poi non riesce a incassare. E quando non si riscuote, quelle risorse non possono essere utilizzate per interventi nelle scuole, manutenzione delle strade, servizi e misure per i cittadini. Rimangono invece immobilizzate negli accantonamenti”.

Tutte affermazioni che hanno suscitato puntuali repliche in aule a partire dall’accorata difesa dell’operato della precedente amministrazione da parte dell’ex sindaco Diego Ferrara, tirato in ballo dalla Di Biase per cui se l’operato fosse stato davvero buono Ferrara sarebbe stato ricandidato sindaco. “La capogruppo Di Biase”, ha replicato in maniera ferma Ferrara, “non deve permettersi giudizi sul mio passo di lato, che è stato causato da motivi strettamente personali”. Lapidarie le parole della capogruppo Avs Alberta Giannini: “La minoranza dovrebbe solo chiedere scusa”.

Ha preso la parola che il presidente della commissione finanze Marco Marino ricostruendo la storia del dissesto del Comune attraverso date precise e fatti determinati e rintracciandone le cause nei dieci anni dell’ex sindaco Umberto Di Primio. In particolare, ha spiegato Marino, si tratta di “debiti accumulati dal Comune negli anni tra il 2013 e il 2020, quando si fece ricorso ad anticipazioni di liquidità per circa 27 milioni di euro, mai restituiti”.

Al termine della seduta ha preso la parola il sindaco Legnini per porre l’attenzione su tre questioni: la modifica della legge sul Fal (Decreto legge 25 del 13 marzo 2025), che anche l’Anci (Associazione nazionale dei Comuni) chiede di cambiare, l’indennizzo per i rifiuti romani da aumentare e i soldi per l’area industriale. Su questi tre punti, il sindaco ha chiesto l’aiuto dei consiglieri di minoranza, auspicando che si facciano portavoce degli interessi della città a livello regionale e nazionale. Legnini si è rivolto direttamente agli ex candidati sindaci Sicari, Colantonio e Carbone: “La volete dare una mano alla città? Io ve la chiedo”.

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