La consigliera del Pd interviene sulla vertenza dopo la Commissione comunale del 5 agosto: «Situazione seria, rischio esuberi già da settembre. Coinvolgere Hera Comm, Regione, Governo e Ministero. L’Aquila non può permettersi di perdere un pezzo del suo comparto occupazionale»
L’AQUILA – «Vicina ai 59 lavoratori e alle lavoratrici di Tecnocall». È con queste parole che la consigliera comunale del Partito Democratico Stefania Pezzopane torna sulla vertenza che coinvolge uno dei principali operatori del settore dei call center aquilani, dopo la seduta della III Commissione consiliare del 5 agosto, alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali e l’assessore regionale Santangelo.
La preoccupazione è alta: la commessa con Hera Comm, pilastro dell’attività aziendale, scadrà nel marzo 2027, ma secondo i sindacati i primi esuberi potrebbero scattare già da settembre. «La situazione è seria e rischia di diventare ancora più difficile nei prossimi mesi. La scadenza della commessa e la possibilità che già da settembre si determinino i primi esuberi impongono di non perdere altro tempo», avverte Pezzopane.
La consigliera richiama le parole della sindacalista Valentina Raparelli (Slc Cgil), che ha riportato al centro una vicenda «che presenta molti elementi di continuità con quanto accaduto tre anni fa». «L’allarme lanciato dal sindacato non deve essere sottovalutato», ribadisce Pezzopane. «Per questo ritengo importante rilanciare la vertenza e manifestare ancora una volta la nostra vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie».
La strada, secondo la consigliera, passa da un coinvolgimento immediato di tutti i livelli istituzionali: «Occorre lavorare fin da subito su tutte le possibili soluzioni per salvaguardare l’occupazione, coinvolgendo Hera Comm, la Regione Abruzzo, il Governo e il Ministero competente». Tra le ipotesi, anche percorsi di formazione e riqualificazione per accompagnare i lavoratori verso nuove opportunità, «ma dobbiamo intervenire prima che gli esuberi diventino realtà».
Pezzopane richiama anche il quadro normativo: «La vicenda Tecnocall ha una sua specificità legata alla commessa Hera e alla mancata approvazione da parte del Governo Meloni dell’emendamento per estendere gli effetti della clausola sociale approvata dai governi di centrosinistra». Un nodo che si intreccia con la trasformazione del settore: «Il comparto dei call e contact center sta attraversando una fase di profonda trasformazione, determinata anche dall’introduzione dell’intelligenza artificiale».
All’Aquila, ricorda la consigliera, il settore coinvolge oltre 2.000 lavoratrici e lavoratori: «Una componente importante del nostro tessuto occupazionale». Per questo ha già presentato un ordine del giorno in Consiglio comunale dedicato alla salvaguardia del comparto.
Il messaggio politico è netto: «Di fronte al rischio che 59 persone possano perdere il proprio lavoro, istituzioni, forze politiche e organizzazioni sindacali devono stare dalla stessa parte e lavorare insieme per individuare una soluzione».
Pezzopane richiama le esperienze passate: «L’Aquila ha già dimostrato che anche le situazioni occupazionali più complesse possono essere affrontate quando esiste una forte unità istituzionale e politica».
E conclude: «Oggi dobbiamo fare la stessa cosa per Tecnocall. Non sappiamo ancora quale sarà la soluzione, ma sappiamo che dobbiamo cercarla tutti insieme e dobbiamo farlo subito. I 59 lavoratori e le loro famiglie hanno bisogno di sapere che le istituzioni non li lasceranno soli».