Il resoconto mensile del CETEMPS dell’Università dell’Aquila, curato dal professor Gabriele Curci, fissa l’anomalia media regionale a +2,3°C e le precipitazioni a -49%. Sulmona la più assetata, Montazzoli l’unica sopra la media
L’AQUILA – C’è una parte d’Europa che a giugno ha smesso di respirare, e l’Abruzzo l’ha guardata dalla finestra. Mentre in Francia cadeva il record del giorno più caldo dal 1947 e Copernicus certificava mari mai così bollenti, qui il caldo è arrivato senza toccare i vertici del versante occidentale del continente. Sesto giugno più caldo della serie che il CETEMPS tiene dal 1974, anomalia media di +2,3°C sul trentennio 1991-2020. Un mese pesante, sul quale però il 2003 continua a comandare, con davanti anche il 2025 e il 2022.
Il segno vero, quello che resta sui campi, lo ha lasciato l’acqua che non è caduta. Il 49% in meno della norma, quattordicesimo giugno più secco della serie, un vuoto che in campagna ha morso più del termometro. Sulmona ha perso l’84% della pioggia attesa, quarto posto storico nella conca peligna, una di quelle annate che i vecchi ricordano a memoria. Attorno, lo stesso paesaggio arido: Goriano Sicoli a -83%, Caramanico a -81%, l’entroterra aquilano rimasto a bocca asciutta. In tutta la regione una sola centralina ha chiuso in attivo, Montazzoli, nel Chietino, con un +2% che nel quadro d’insieme somiglia a una gentilezza del cielo.
A ricostruire il mese giorno per giorno è il professor Curci, che per il Centro di Eccellenza CETEMPS elabora i dati delle centraline regionali. La prima settimana era filata via nella norma, tenuta al fresco dai rovesci del pomeriggio. Poi il termometro ha cominciato a salire e non si è più fermato, fino a toccare sei o sette gradi oltre la media in parecchie località. Gli ultimi acquazzoni, in qualche caso con la furia del nubifragio, hanno tolto un po’ di calore ma non hanno dissetato la terra. È la trappola che i viticoltori dell’interno conoscono ormai a memoria: mezz’ora di diluvio, l’acqua che corre via sui campi induriti, le falde che restano al palo.
Nel resoconto c’è poi un dettaglio che vale una sosta. Da quando esiste la serie, cioè dal 1974, i record di giugno caldo si affollano tutti dopo il Duemila, quelli di giugno freddo si fermano tutti prima. Una faglia netta, che racconta lo spostamento del clima meglio di qualunque singola stagione. I picchi restano lì a fare da promemoria: il giugno più gelido nel 1989, a -3,0°C; il più rovente nel 2003, a +3,4°C; il più arido nel 2012, a -85%; il più piovoso in un 1986 che oggi sembra preistoria, con un incredibile +206%.
Quanto al motore di tutto questo, la regia porta la firma dei satelliti Copernicus, che l’hanno seguita per settimane. Un promontorio caldo salito dal Nord Africa si è disteso tra Spagna e Francia, incastrato a ovest dall’Anticiclone delle Azzorre e dalla bassa islandese in regime di Oscillazione Nord Atlantica positiva, a est da una depressione russa che gli ha tolto la via di fuga. Da quel blocco è nata la cupola di calore che ha piegato la Francia e riscaldato il Mediterraneo come mai prima a giugno. E qui arriva il dato che dovrebbe togliere il sonno: secondo il World Weather Attribution, il gruppo internazionale guidato da Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra, un’ondata del genere sarebbe stata quasi impensabile mezzo secolo fa. Basta il confronto con il 2003, l’estate che credevamo irripetibile: le notti tropicali di oggi sono oltre cento volte più probabili, i picchi diurni una decina di volte. Il clima di partenza si è alzato, e con lui tutto il resto.
In mezzo a questa fornace, l’Abruzzo è rimasto ai bordi dell’anticiclone, al riparo insieme a buona parte dell’Adriatico e del Mezzogiorno. Un riparo che ha pure una piccola gloria statistica: nell’Indice di Vivibilità Climatica 2026 di iLMeteo e Corriere della Sera, calcolato sui dati del 2025, L’Aquila e Teramo figurano tra i soli cinque capoluoghi italiani senza neppure una giornata di caldo africano, sopra i 34 gradi. Buona compagnia, con Belluno, Campobasso e la prima della classe Ancona.
La tregua, però, ha le ore contate. Le proiezioni stagionali di Copernicus danno l’ondata in prosecuzione almeno fino a metà luglio, con il baricentro che scivola verso nord-ovest, a coprire l’Europa centrale. Per l’Italia si preparano settimane in prevalenza calde e asciutte, soprattutto al Centro-Nord. E per l’entroterra abruzzese, che a giugno l’acqua l’ha già contata a gocce, significa un conto della siccità che rischia di farsi più salato di settimana in settimana.
Dati meteorologici delle stazioni abruzzesi raccolti dall’Ufficio idrologia, idrografico e mareografico dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile dell’Abruzzo ed elaborati dal CETEMPS dell’Università degli Studi dell’Aquila.