Iniziano oggi i saldi estivi in Abruzzo. Confesercenti lancia l’allarme: sconti online anticipati e consumi in calo

4 Luglio 2026
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saldi estivi

Marina Dolci (Fismo): “Saldi e promozioni, senza nuove regole europee, finiscono per alterare la concorrenza a danno dei negozi di prossimità”

PESCARA – Partono oggi, sabato 4 luglio, i saldi di fine stagione in Abruzzo. L’attesa per quello che tradizionalmente rappresenta un momento cruciale per il commercio è tuttavia densa di preoccupazioni. Secondo le stime di Fismo-Confesercenti Abruzzo, l’associazione di riferimento dei negozi di abbigliamento e calzature, il 36 per cento dei consumatori ha già acquistato nei giorni scorsi beneficiando di offerte e sconti inviati con messaggi privati o mail da parte di molti monomarca nazionali e internazionali. Una tendenza, quella delle pre-promozioni e del commercio online che sta svuotando il significato stesso dei saldi tradizionali, mettendo in seria difficoltà le attività commerciali delle nostre città.

Il fulcro del problema risiede nella disparità di regole tra il commercio fisico, soggetto a rigidi calendari regionali e le grandi piattaforme digitali che operano in un vuoto normativo. «C’è bisogno di una riforma strutturale dello strumento dei saldi – dice Marina Dolci, imprenditrice pescarese e componente della giunta nazionale di Fismo-Confesercenti – le vendite di fine stagione valgono tra il 25 e il 30% del fatturato annuo di un negozio di abbigliamento. Ma negli ultimi dieci anni, tra promozioni e ribassi anticipati, questo valore si è costantemente eroso. Praticamente nessuna piattaforma online è tenuta a rispettare il divieto di vendite promozionali nei trenta giorni precedenti i saldi, in vigore nella maggior parte delle regioni. Così saldi e promozioni, senza nuove regole europee, finiscono per alterare la concorrenza a danno dei negozi di prossimità».


Il rischio non è solo economico, ma sociale: la prossimità dei negozi è infatti fondamentale per la vita delle città e dei centri minori. Per contrastare la desertificazione commerciale, la Confesercenti sta raccogliendo in tutta Italia le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per istituire le Zone economiche speciali di prossimità per il rilancio dei centri urbani. La proposta si può firmare direttamente sul sito ufficiale dell’associazione (www.confesercenti.it).

I dati che fotografano lo stato di salute del settore moda a livello nazionale sono drammatici e confermano la necessità di un intervento immediato e coordinato a livello sovranazionale. «Tra il 2019 e il 2025 in tutta Italia hanno chiuso oltre 18mila negozi di abbigliamento e calzature, con circa 17mila posti di lavoro persi – aggiunge Franco Menna, assieme a Dolci referente Fismo per l’Abruzzo – la spesa delle famiglie per moda e calzature è scesa dal 7% al 3,7% dei consumi. I negozi indipendenti, che restano circa la metà dei punti vendita, oggi pesano per il 20-25% del mercato, contro oltre il 75% degli anni Ottanta. Occorre ristabilire una equa concorrenza fra negozi fisici e negozi online: questi ultimi beneficiano di un trattamento fiscale senza precedenti e di una assenza totale di regole e controlli. Occorre però che la riforma sia europea, l’impressione è che gli Stati nazionali, e tantomeno le singole Regioni, non abbiano i poteri necessari per intervenire da soli».

A completare il quadro macroeconomico si aggiungono le stime sui comportamenti d’acquisto per questa stagione estiva. Secondo la ricerca Confesercenti-Ipsos, la spesa media prevista è di 209 euro a persona, ma con differenze territoriali decisamente marcate: il Nord-Ovest guida la classifica con 247 euro, mentre il Sud si ferma a 181 euro. Si registrano scostamenti anche sul piano del genere, con gli uomini che destineranno in media 225 euro a fronte dei 196 euro delle donne. In generale, la crisi morde la capacità di spesa: rispetto allo scorso anno, quasi un terzo degli intervistati ha ridotto il proprio budget. In cima alla lista dei desideri ci sono le calzature, seguite da t-shirt e top, maglieria estiva, abiti, pantaloni o gonne. La ricerca mostra infine come le preferenze restino molto differenziate a seconda del genere: l’abbigliamento sportivo interessa il 34% degli uomini contro il 19% delle donne, mentre le donne privilegiano abiti e vestiti (47% contro il 24% degli uomini) e accessori come le borse (18% contro il 4%). Una fotografia speculare che conferma come i saldi vengano ormai vissuti dai consumatori come un’occasione soprattutto per rinnovare capi di uso quotidiano, piuttosto che per concedersi acquisti occasionali o superflui.

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