Gran Sasso, nel 2023 un forte boato: uno studio spiega cosa è successo nella montagna

23 Marzo 2026
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Si tratta di una ricerca INGV-INFN su Scientific Reports: il fenomeno è collegato all’acquifero ed è stato monitorato a lungo

L’AQUILA – Non un evento isolato, ma l’esito di un processo naturale durato mesi. Una ricerca multidisciplinare pubblicata su Scientific Reports ha analizzato il forte boato registrato ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso nell’agosto 2023. Il fenomeno è stato collegato alle variazioni dell’acquifero del massiccio.

Lo studio, realizzato da INGV e INFN insieme alle Università di Pisa, Sapienza e L’Aquila, ha analizzato l’evento avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 agosto attraverso un approccio multiparametrico, utilizzando strumenti installati sia all’interno che all’esterno della montagna.

I dati raccolti mostrano che il boato è stato il punto culminante di un fenomeno iniziato già a maggio, quando erano state rilevate anomalie nelle portate e nelle pressioni delle acque sotterranee, probabilmente legate alle precipitazioni primaverili e alla loro infiltrazione nell’acquifero.

Fondamentale il contributo di tecnologie avanzate come GINGER, un giroscopio laser ad altissima sensibilità, affiancato da sismometri, sensori acustici e sistemi di monitoraggio idrico. L’integrazione di questi strumenti ha permesso di ricostruire con precisione i movimenti del terreno e le dinamiche interne della montagna.

«Il boato è direttamente collegato alle variazioni dell’acquifero», spiega il ricercatore INGV Gaetano De Luca, sottolineando il valore del dataset raccolto per studi futuri. Dello stesso avviso il direttore dei Laboratori del Gran Sasso Ezio Previtali, che evidenzia come fenomeni simili non siano rari e rappresentino una chiave per comprendere meglio il comportamento del massiccio.

Questa analisi combinata di dati provenienti da diversi sistemi di monitoraggio ha dimostrato una chiara correlazione con le variazioni osservate nell’acquifero del Gran Sasso, supportando l’interpretazione idrogeologica delle dinamiche che hanno portato al boato registrato nell’agosto del 2023 e confermando la montagna come laboratorio naturale di grande valore per la ricerca scientifica interdisciplinare.

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