Sala Figlia di Iorio gremita per il convegno di Fratelli d’Italia sulla riforma della giustizia. Il viceministro ricostruisce il proprio percorso personale e attacca il sistema delle correnti: «Quando si indaga sulle persone e non sui fatti, il processo diventa strumento». Sullo sfondo, il referendum costituzionale e le suppletive pescaresi
PESCARA – Sala Figlia di Iorio gremita, lunedì 2 marzo, per il convegno organizzato da Fratelli d’Italia Pescara sul tema della riforma della giustizia. Sul palco si sono avvicendati il Viceministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli, il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Sindaco Carlo Masci, il Coordinatore Regionale Etel Sigismondi, il Senatore Guido Quintino Liris, il deputato Guerino Testa e l’avvocato Francesco Di Tonto, fondatore del Comitato “Sì Riforma Provincia di Pescara”. Ha introdotto e moderato l’avvocato Andrea Cocchini, coordinatore cittadino di FdI.
Il titolo dell’incontro — Una giustizia più giusta con una Pescara più forte — sintetizzava una doppia posta in gioco: il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura e le elezioni suppletive in corso nella città adriatica, con la riconferma di Masci come obiettivo dichiarato.
È stato Cirielli a tenere l’intervento più articolato della serata, costruito su un filo autobiografico che ha reso il ragionamento giuridico sorprendentemente concreto. «Io non parto dalla teoria» ha esordito. «Parto dall’esperienza. Centinaia di indagini, perquisizioni, arresti tra chi mi stava vicino. Nessun condannato. Nessuno.» Un dato citato non come lamentela, ma come prova di sistema: quando si indaga sulle persone anziché sui fatti, il processo diventa strumento e non rimedio.
Il viceministro ha però voluto spostare subito il baricentro del discorso. L’errore tattico della destra, ha detto senza giri di parole, sarebbe presentare la riforma come una risposta alla persecuzione dei politici. «Questa è esattamente la narrazione che la sinistra vuole. Ci dipinge come chi cerca impunità. Ma la mala giustizia colpisce le famiglie nei procedimenti di affido, le aziende nei fallimenti, i cittadini comuni che non hanno mai messo piede in politica.» Il tema riguarda chiunque abbia mai avuto a che fare con un’udienza che si trascina per anni o con una custodia cautelare rivelatasi poi infondata.
Sul cuore della riforma — la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri — Cirielli ha ricordato che fino a pochi anni fa era nel programma della stessa sinistra, salvo diventare improvvisamente simbolo di autoritarismo. «Le posizioni cambiano quando cambiano le convenienze» ha osservato asciutto. Il sistema delle correnti interne alla magistratura, già definito da autorevoli voci interne come un cancro, ha prodotto secondo lui una dipendenza strutturale del magistrato dal gruppo di appartenenza: promozioni, trasferimenti e incarichi passano tutti per lo stesso canale. «Non dico che siano corrotti. Dico che è umano essere influenzati da chi ti ha sostenuto. Ed è per questo che il sistema va cambiato, non per punire qualcuno.»
Ha citato anche il caso del fratello, magistrato sottoposto a procedimento disciplinare per una norma del 1920 sull’obbligo di residenza — ignorata dal 99% dei colleghi — archiviato poi con imbarazzo dallo stesso CSM. «Non era iscritto a nessuna corrente. E aveva l’aggravante, ai loro occhi, di chiamarsi Cirielli.»
Sul sorteggio per la composizione del CSM, proposta che la sinistra ha deriso come populista, il viceministro ha ribaltato la logica: se un magistrato può incidere sulla libertà personale di un cittadino o sull’affido dei figli, non si vede perché non possa essere valutato da colleghi estratti a sorte, liberi da appartenenze. «Lo avevo proposto io stesso in Commissione Giustizia nel 2008, quando ero in Alleanza Nazionale» ha ricordato.
La serata si è chiusa con un chiaro endorsement alle suppletive pescaresi. «Avere un governo stabile in questa fase di transizione verso la Nuova Pescara non è solo nell’interesse del centrodestra. È nell’interesse della città» ha detto Cirielli, augurandosi che Masci superi «anche questo ostacolo amministrativo» e venga pienamente riconfermato dai cittadini.