Processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, fissata la data della nuova udienza

20 Maggio 2026
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Orsa Amarena con i cuccioli

L’accusa ha chiesto più tempo per l’esame della memoria difensiva, in aula il confronto sulle costituzioni di parte civile

AVEZZANO – Il secondo processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, uno degli animali simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, è stato nuovamente rinviato: la nuova udienza è fissata per il 5 giugno. La seduta di oggi al tribunale di Avezzano si è chiusa infatti con la richiesta degli avvocati dell’accusa di avere più tempo per esaminare la corposa memoria presentata dalla difesa, un documento di circa 180 pagine depositato al termine di un intervento durato un’ora e mezza.

Il cuore del confronto resta la contestazione delle 47 costituzioni di parte civile, tra enti pubblici, associazioni ambientaliste e soggetti privati che chiedono di essere ammessi al procedimento. La difesa dell’imputato, Andrea Leombruni, punta a ridurre il numero delle parti civili sostenendo che molte di esse non avrebbero titolo per partecipare al processo. L’accusa, dal canto suo, ha chiesto di poter analizzare nel dettaglio la documentazione prima di presentare eventuali memorie integrative, motivo per cui il giudice ha disposto l’aggiornamento del dibattimento.

L’episodio che ha portato al processo risale all’estate del 2023, quando Amarena fu uccisa a San Benedetto dei Marsi con colpi di fucile esplosi nei pressi di un’abitazione. L’orsa apparteneva alla sottospecie protetta dell’orso bruno marsicano, considerata a rischio di estinzione. Dopo l’abbattimento si persero per giorni le tracce dei due cuccioli, poi ritrovati e monitorati a distanza dai tecnici del Parco. Leombruni è chiamato a rispondere del reato di uccisione di animali, aggravato dalla crudeltà.

Tra le parti civili figura anche l’associazione Appennino Ecosistema, il cui presidente, Bruno Petriccione, ha ribadito il ruolo delle organizzazioni ambientaliste nel procedimento. Secondo Petriccione, la costituzione di parte civile non rappresenta gli interessi dei soci, ma quelli di animali, piante ed ecosistemi: «Parliamo a nome di chi non può farlo», ha dichiarato, sottolineando come il danno provocato dall’uccisione dell’orsa riguardi l’intero equilibrio naturale del territorio.

La prossima udienza sarà decisiva per stabilire quali parti civili verranno ammesse e per definire il calendario del processo, ripartito da zero dopo l’annullamento del primo dibattimento per un vizio di forma.

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