Sciopero generale Cgil, migliaia in piazza all’Aquila: “In Abruzzo un salario su due sotto i 1.000 euro”

12 Dicembre 2025
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Migliaia di persone hanno manifestato all’Aquila per lo sciopero generale indetto dalla Cgil contro la Legge di Bilancio 2026. Al centro della protesta salari, fisco, precarietà e servizi pubblici. La Cgil denuncia stipendi bassi in Abruzzo e un sistema fiscale che penalizza il lavoro. Disagi limitati anche nei trasporti ferroviari

L’AQUILA – La città dell’Aquila al centro della mobilitazione regionale per lo sciopero generale nazionale indetto dalla Cgil contro la Legge di Bilancio 2026. Migliaia di lavoratrici e lavoratori provenienti da tutto l’Abruzzo e dal Molise si sono radunati alla Villa Comunale, dando vita a un corteo che ha attraversato il centro cittadino per concludersi davanti alla Prefettura, dove si è svolto il comizio finale.

Secondo la Cgil, la manovra economica del governo è “ingiusta” e non affronta i nodi principali che colpiscono il mondo del lavoro e i cittadini: salari insufficienti, fisco squilibrato, precarietà, sicurezza sul lavoro, pensioni, sanità e istruzione. Il sindacato denuncia l’assenza di misure concrete per il recupero del potere d’acquisto e per il rafforzamento dei servizi pubblici, con il rischio di un ulteriore aumento delle disuguaglianze sociali.

Durante la manifestazione è intervenuto Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, che ha evidenziato un dato particolarmente allarmante: “In Abruzzo un salario su due è inferiore a 1.000 euro al mese”. Ranieri ha poi puntato il dito contro il sistema fiscale, sottolineando come “oggi venga tassato molto più il lavoro rispetto alle rendite finanziarie”, con chi guadagna in Borsa che paga meno imposte rispetto a chi vive di lavoro dipendente.

“Bisognerebbe ribaltare questo paradigma – ha aggiunto – ma invece il governo pensa alle decime rottamazioni e all’aumento del tetto del contante a 10.000 euro, alimentando la sperequazione sociale. Noi crediamo in una crescita che redistribuisca risorse a lavoratori, pensionati e famiglie.”

Alla manifestazione ha partecipato anche Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che ha definito lo sciopero “sacrosanto” di fronte a “un governo arrogante e classista che ignora chi non arriva a fine mese”. Acerbo ha parlato di un Paese che “sta precipitando nella recessione e nella deindustrializzazione”, mentre salari e pensioni continuano a perdere potere d’acquisto e migliaia di giovani lasciano l’Italia ogni anno.

Lo sciopero ha prodotto anche alcuni disagi nei trasporti, seppur contenuti: in Abruzzo le soppressioni e i disservizi sui treni regionali hanno riguardato circa il 10-15% delle corse. Nel capoluogo, per la manifestazione, sono arrivati venti pullman dalle quattro province abruzzesi e dal Molise.

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