Domani in Aula all’Emiciclo si discuterà la risoluzione firmata dal consigliere del Pd, Pierpaolo Pietrucci, in merito alla realizzazione del metanodotto, giudicato dai comitati “no Snam” come “inutile e dannoso”. Attivisti pronti a manifestare davanti al Consiglio regionale per accendere i riflettori sui potenziali rischi ambientali, sui costi elevati dell’infrastruttura e sull’assenza di benefici reali per le comunità locali
L’AQUILA – Un fermo “No” al metanodotto Snam, giudicato come un’opera fossile, inutile, dannosa e costosa. È questa la ragione del sit-in di protesta promosso dagli esponenti dei comitati “No Snam”, annunciato per domani davanti a Palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila, in occasione del Consiglio regionale convocato per le ore 15. Il motivo che ha spinto gli attivisti ad organizzare la mobilitazione risiede nel fatto che, fra i punti all’ordine del giorno della seduta, verrà discussa proprio una risoluzione sulla realizzazione del metanodotto Snam – Linea adriatica, un’opera che comprende la centrale di compressione di Sulmona e un grande gasdotto che attraverserà l’Appennino “provocando – a giudizio del comitato No Snam – rischi ambientali, costi elevatissimi e zero benefici reali per le nostre comunità”.
La risoluzione, a firma del consigliere dem, Pierpaolo Pietrucci, contesta non solo l’utilità dell’opera e della centrale connessa, ma evidenzia anche i potenziali rischi ambientali e di sicurezza legati all’attraversamento di un tratto di 106 chilometri nei territori dell’Abruzzo interno, caratterizzati da un’elevata sismicità e da un fragile equilibrio paesaggistico.
“L’interramento del metanodotto, con le relative servitù – sottolinea in una nota Alleanza Verdi Sulmona – causerà notevoli danni all’economia delle comunità locali, con la sottrazione o limitazione di centinaia di ettari di terreno agricolo e di uso civico; inoltre, si avrà una forte svalutazione dei terreni e degli edifici vicini al passaggio del mega tubo. La centrale di compressione – si legge ancora nella nota – oltre a devastare l’area di Case Pente a Sulmona – dove le ruspe della Snam hanno incredibilmente distrutto le tracce di un villaggio risalente a 4200 anni fa – peggiorerà la qualità della vita degli abitanti della Valle Peligna attraverso le sostanze nocive che verranno disperse in atmosfera. Secondo i rappresentanti del partito di Sulmona, “il progetto Linea Adriatica, al quale la Snam aveva di fatto rinunciato rinviandolo al 2034, è stato riavviato dall’attuale governo di centrodestra, dimostrando così un ruolo di subalternità rispetto agli interessi economici della multinazionale del gas”.
La risoluzione, sulla quale dovrà esprimersi il Consiglio regionale, formula una serie di richieste al governo nazionale. Si propone, in primis, che venga restituito alle Regioni il potere di individuare le aree idonee per l’installazione di infrastrutture metanifere, sul modello già adottato per la localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. Viene poi sollecitata una nuova Valutazione di Impatto Ambientale sull’intero progetto della Linea Adriatica, considerando che quella attualmente vigente risale a oltre quattordici anni fa. La risoluzione chiede inoltre che l’opera venga sottoposta a una rigorosa analisi costi-benefici da parte di un soggetto terzo e indipendente. Un altro punto qualificante riguarda l’adeguamento delle norme sulle distanze di sicurezza, giudicate non più sufficienti a garantire la tutela delle persone e del patrimonio. Infine, si chiede al Ministero della Cultura di porre un vincolo di tutela sull’area di Case Pente, a Sulmona, dove recenti indagini archeologiche hanno riportato alla luce importanti reperti storici.