Teli e ombrellone davanti a palme e lettini, a Pescara la protesta di “Mare Libero” sulle concessioni balneari

19 Luglio 2026
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Per la prima volta in Abruzzo l’iniziativa “Presa della battigia” che chiede l’aumento della percentuale di spiagge libere in ogni comune

PESCARA – La “Presa della battigia” fa per la prima volta tappa in Abruzzo. L’iniziativa degli attivisti dell’associazione Mare Libero Aps, che nel nome richiama l’episodio simbolo della Rivoluzione francese del 1789, si è svolta ieri in uno stabilimento balneare all’altezza dell’incrocio tra la riviera Nord e viale Muzii: qui gli attivisti di Mare Libero hanno piantato un ombrellone e steso i propri teli davanti alla prima fila di lettini, per richiamare l’attenzione sulla libera fruizione del demanio marittimo.

«Dopo pochi minuti», riferisce una nota sottoscritta da Matteo Catena, referente abruzzese dell’associazione, «due lavoratori dello stabilimento hanno tentato di allontanare gli attivisti, e in seguito è intervenuto direttamente il gestore. Gli attivisti hanno risposto con calma e fermezza, spiegando i termini legali della questione». Mare Libero insiste sul fatto che, in assenza di gare pubbliche, sono prive di efficacia le proroghe alle concessioni scadute nel 2023, citando a sostegno della propria tesi sentenze del Consiglio di Stato del 2021.

Ci sono quindi «procedure che il Comune di Pescara non ha ancora indetto, mentre realtà vicine, come Vasto, hanno dovuto adeguarsi ai pronunciamenti del Tar avviando i bandi per la prossima stagione balneare», ricorda l’associazione, «in sostanza, in assenza di gare pubbliche, quelle attuali sono a tutti gli effetti spiagge libere. Chiunque ha il diritto di andare al mare dove desidera, portando con sé il proprio ombrellone e il proprio telo».

Secondo Mare Libero la situazione del litorale pescarese è particolarmente critica, perché le spiagge libere in città rappresentano meno del 20% del totale. «La Regione ha addirittura concesso a Pescara la possibilità di scendere fino alla soglia del 10%», aggiunge il comunicato, «chiediamo un cambio di rotta radicale: ogni Comune dovrebbe garantire almeno il 50% di spiagge libere, dotate dei servizi essenziali e individuate in tratti di costa idonei, lontano dalla foce dei fiumi, dalle infrastrutture portuali o dagli scarichi fognari».

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