Riforma del sistema idrico, Monaco (AVS) lancia l’allarme: “Giù le mani dall’acqua d’Abruzzo. La gestione pubblica è una priorità assoluta”

25 Maggio 2026
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Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra denuncia ritardi, contraddizioni interne alla maggioranza e rischi di privatizzazione nella riforma del servizio idrico. “Una scelta che vincolerà l’Abruzzo per trent’anni non può essere affrontata con la logica della fretta”

L’AQUILA – La riforma del sistema idrico abruzzese accende lo scontro politico in Consiglio regionale. Per Alessio Monaco, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, la posta in gioco è altissima: non solo un riordino amministrativo, ma la definizione del modello di gestione dell’acqua per i prossimi trent’anni. «Ci sono riforme nate per gestire l’ordinario e riforme capaci di tracciare il solco per le prossime generazioni. Il riordino del sistema idrico abruzzese appartiene senza dubbio a questa seconda categoria», afferma Monaco, che richiama la necessità di una pianificazione “lungimirante” e non condizionata dalle contingenze politiche.

La posizione di AVS resta ancorata a un principio che il consigliere definisce “non negoziabile”: l’acqua come bene comune, da gestire esclusivamente in forma pubblica. Una linea che, secondo Monaco, avrebbe richiesto un percorso istituzionale chiaro e approfondito, ben diverso da quello che si è consumato negli ultimi mesi. A novembre 2024, ricorda il capogruppo, furono alcuni esponenti della stessa maggioranza a chiedere l’istituzione di una commissione speciale dedicata al sistema idrico integrato. Una richiesta rimasta lettera morta: la commissione non si è mai riunita, non ha eletto un presidente, non ha avviato alcun lavoro. «Le dinamiche politiche interne alla maggioranza hanno voluto che il percorso si arenasse sul nascere», osserva Monaco, sottolineando come lo stallo sia stato determinato da “veti incrociati del centrodestra”.

Solo un anno dopo, la proposta di riforma è arrivata direttamente in Commissione Ambiente e Territorio, a firma del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, bypassando di fatto l’organismo speciale. Una scelta che, secondo Monaco, ha compromesso la possibilità di un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione su un tema strategico. Ora, dopo mesi di inattività – sostiene l’esponente di AVS – la maggioranza invoca l’urgenza assoluta, richiamando la scadenza del 30 giugno, oltre la quale il sistema idrico rischierebbe di finire a gara pubblica, aprendo la strada alla privatizzazione. «Il tempo non è mancato per fatalità: lo hanno sprecato loro», denuncia Monaco. «Un’architettura istituzionale che regolerà i primi trent’anni merita un esame rigoroso, non un’accelerazione forzata dettata da ritardi autoinflitti».

Il nodo centrale della riforma riguarda il modello organizzativo. L’ipotesi di un unico ambito regionale, sostenuta dalla maggioranza, viene contestata da AVS, che teme una perdita di controllo operativo e territoriale. «La gestione di una struttura pubblica che eroga un servizio essenziale non può essere equiparata a quella della classica azienda privata», afferma Monaco. «La politica ha il dovere di far quadrare i conti, ma anche quello di garantire l’efficacia dei servizi distribuiti sul territorio». Da qui la proposta di una gestione articolata in due ambiti territoriali, ritenuta più equilibrata e già condivisa da numerosi sindaci e valutata positivamente anche dall’Ersi in sede di audizione.

Accanto al tema organizzativo, Monaco denuncia una “grave stortura” contenuta nella proposta Sospiri: l’esclusione dei Comuni sotto i 3.000 abitanti dai processi decisionali dell’Ersi. «Si tratta di una discriminazione inaccettabile», afferma. «Isolare i piccoli centri, che costituiscono l’ossatura delle aree interne e custodiscono spesso le sorgenti più ricche, significa compiere un atto di ingiustizia territoriale». Per AVS, ogni comunità deve poter partecipare alle scelte strategiche su una risorsa che appartiene a tutti.

Il limite invalicabile, ribadisce Monaco, resta il rifiuto di qualsiasi ipotesi di privatizzazione. «L’acqua non è una merce e non deve rispondere a logiche di profitto. Su questo punto non sono ammessi passi indietro: per noi la gestione pubblica è un dogma e ci batteremo fino in fondo per salvaguardarla, pronti a fare le barricate per difendere il patrimonio dei cittadini». La tutela del sistema, aggiunge, passa anche dalla salvaguardia dei lavoratori: qualsiasi modello di riordino dovrà garantire stabilità occupazionale e diritti per tutti i dipendenti dei sei gestori attualmente operativi.

L’auspicio, conclude Monaco, è che il dibattito in Aula si concentri sull’interesse pubblico, sull’equità tariffaria e sulla protezione del patrimonio idrico regionale, mettendo da parte logiche di schieramento. Una sfida che, nelle sue parole, riguarda non solo l’oggi, ma «le prossime generazioni dell’Abruzzo».

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