“Andrea Prospero si sarebbe potuto salvare”: nel processo il medico legale parla di errore fatale di tempo

30 Aprile 2026
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Andrea Prospero. sarà processato il prossimo gennaio il 18enne accusato di aiuto o istigazione al suicidio

I periti spiegano che il suicidio sarebbe avvenuto entro 4‑5 ore dall’ingestione delle pasticche, ma che sarebbe bastato un soccorso tempestivo

PERUGIA – Seduta straziante e carica di tensione l’udienza del processo per la morte di Andrea Prospero, il 19enne originario di Lanciano trovato senza vita in un bed and breakfast del centro storico nel gennaio 2025. Al centro dell’udienza l’analisi del medico legale Sergio Scalise, che ha ribadito un punto cruciale: “Andrea si sarebbe potuto salvare” se, dopo aver assunto i farmaci, fosse stato lanciato l’allarme e il giovane fosse stato soccorso.

Scalise, interpellato dal pubblico ministero, ha confermato che, anche se il soccorso fosse avvenuto mezz’ora dopo l’assunzione delle compresse, il ragazzo avrebbe potuto essere ancora salvato. La morte è stata causata da una combinazione letale di benzodiazepine (Xanax) e ossicodone, che hanno innescato una depressione cardiorespiratoria acuta. Secondo il medico legale e il biologo forense Andrea Lazzarini, il decesso sarebbe avvenuto presumibilmente entro 4‑5 ore dall’ingestione dei farmaci, con 8 compresse di ossicodone trovate all’interno del corpo e un blister vuoto di 20 compresse di Xanax accanto al cadavere.

Il quadro delineato dagli esami autoptici colloca la morte di Andrea nella giornata del 24 gennaio 2025, data della sua scomparsa, con il corpo ritrovato cinque giorni dopo nella stessa posizione in cui il giovane è spirato: semidisteso sul letto, con il computer davanti, mentre chattava in diretta con l’imputato, un diciannovenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio. Le immagini mostrate in aula restituiscono la scena crudele: il corpo segnato dal tempo, il cappuccio ancora calato sulla fronte, gli occhiali posati accanto alla mano, il blister vuoto, i telefoni e i rifiuti che lasciano intendere gli ultimi gesti prima del tragico epilogo.

Per la famiglia di Andrea – presente in aula con il padre, la madre, la sorella gemella e il fratello minore, cardiopatico e trapiantato – l’udienza è stata un’esperienza devastante. A metà dell’ascolto, il fratello si è alzato dalla sedia, è svenuto ed è stato soccorso dai sanitari, per poi proseguire la giornata fuori dall’aula con la madre nella stessa sala, il padre e la sorella sono rimasti seduti pochi posti dietro l’imputato, abbracciati in lacrime mentre scorrevano le foto del ritrovamento: il letto, la corda trovata in bagno, i telefoni e le schede gettate nel wc, la busta con i rifiuti, la bottiglia d’acqua e la confezione di patatine, probabilmente tra gli ultimi alimenti consumati.

L’imputato, conosciuto solo via chat da Andrea, è accusato di aver sostenuto e incoraggiato il ragazzo a ingerire un mix letale di farmaci, arrivando quasi a seguire il suicidio in “diretta” tramite la conversazione online. Il processo, che si è tenuto nell’aula degli Affreschi, proseguirà il prossimo 11 giugno con l’audizione degli investigatori della polizia postale, che dovranno ricostruire in dettaglio il traffico di messaggi e le dinamiche che hanno preceduto la morte del giovane.

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