Medici di famiglia contro la riforma del Governo: “Così si indebolisce la sanità territoriale”

25 Aprile 2026
2 minuti di lettura
Il segretario regionale della Fimmg

Fimmg Abruzzo (il sindacato dei medici di medicina generale) critica il doppio canale e la mancanza di confronto: stato di agitazione dopo lo stop all’accordo regionale

L’AQUILA – I medici di famiglia abruzzesi alzano la voce contro la riforma della medicina territoriale da parte del Governo e parlano di un sistema che «rischia di indebolirsi lo invece di rafforzarsi».

La Fimmg Abruzzo esprime una netta contrarietà al progetto del Governo, contestando in particolare il cosiddetto “doppio canale” e l’apertura alla dipendenza pubblica selettiva per i medici impegnati nelle Case della comunità. Una linea che, secondo il sindacato, è stata definita senza un vero confronto con la categoria.

Il nodo si inserisce in un contesto già teso: in Abruzzo i medici di famiglia hanno proclamato lo stato di agitazione dopo la rottura della trattativa sull’Accordo integrativo regionale. Un passaggio che segnala un dialogo fermo e una crescente preoccupazione.

«La riforma così impostata è difficile da realizzare e rischia di danneggiare un equilibrio già fragile – spiega il segretario regionale Mauro Petrucci. -Siamo di fronte a un intervento costruito senza il coinvolgimento dei medici, mentre anche a livello regionale il confronto si è interrotto».

Nel merito, la Fimmg punta il dito contro un cambio di modello che inciderebbe direttamente sul ruolo del medico di famiglia. Il timore è che il professionista diventi sempre più legato all’organizzazione sanitaria e meno al rapporto diretto con il paziente, considerato il pilastro dell’assistenza sul territorio.

Per il sindacato, il “doppio canale” non risolve le criticità esistenti e rischia anzi di creare ulteriore incertezza. La medicina generale, sottolinea Petrucci, nasce come attività autonoma, radicata nelle comunità e basata sulla continuità delle cure: modificarne l’impianto potrebbe non essere la risposta alla carenza di medici.

Le conseguenze, secondo la Fimmg Abruzzo, potrebbero essere immediate: meno attrattività per i giovani, possibili abbandoni e un peggioramento della carenza assistenziale, già evidente soprattutto nelle aree interne della regione.

«A pagarne le conseguenze saranno i cittadini – aggiunge Petrucci – Il rischio è perdere il medico di fiducia e trovarsi davanti a un sistema più frammentato, meno capace di garantire continuità e presa in carico, soprattutto per i pazienti più fragili».

Il sindacato ribadisce anche che la medicina generale non è il problema del sistema sanitario. I medici di famiglia, viene evidenziato, garantiscono già oggi assistenza oltre i limiti sostenibili, spesso senza adeguati supporti. In molte realtà, inoltre, sono già parte attiva delle Case della comunità.

Resta quindi aperto il tema delle risorse e dell’organizzazione: «Servono investimenti e personale, non interventi che cambiano unilateralmente la natura della professione», è la posizione della Fimmg regionale.

Infine, il riferimento torna al livello regionale: la rottura del confronto sull’Accordo integrativo in Abruzzo viene letta come un’occasione persa per rafforzare davvero la sanità territoriale partendo dai bisogni concreti.

La Fimmg Abruzzo chiede quindi al Governo e alla Conferenza delle Regioni di fermare l’iter della riforma e riaprire un confronto con i medici di medicina generale, per costruire soluzioni condivise e più efficaci.

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