Chieti, risse in centro e poteri del sindaco: Bucci (Lega) chiede prevenzione, non solo chiusure

30 Agosto 2026
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Bucci

Per la consigliera comunale servono Patti per la sicurezza urbana, regole sulla movida e interventi su sovraffollamento abitativo e decoro

CHIETI – La città non può continuare a scoprirsi fragile solo dopo che le sedie volano e i ragazzi finiscono in ospedale: per la consigliera leghista Anna Lisa Bucci i due ultimi episodi di violenza nel centro storico mostrano che a Chieti manca una strategia preventiva. Il Comune, sottolinea la consigliera, per legge ha poteri reali per governare la movida, il decoro e la convivenza urbana. Poteri che sarebbero rimasti finora inespressi.

L’avvocato Bucci ricorda le ultime risse avvenute in centro storico lo scorso 27 maggio e nella notte tra il 22 e il 23 agosto: “Due episodi diversi per dinamica ma identici nella sostanza, una lite degenerata in rissa con lancio di sedie, bottiglie e un palo brandito come arma, panico tra famiglie e residenti, interventi del 118 e delle forze dell’ordine. Per il primo episodio il questore ha disposto, sulla base dell’articolo 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (Tulps) la sospensione per cinque giorni della licenza del pubblico esercizio teatro della rissa. Un atto dovuto, motivato con la necessità di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica e prevenire ulteriori turbative”.

Fin qui la cronaca. Ma la domanda che la consigliera si pone è se si poteva
prevenire e, soprattutto, chi può fare cosa. “Come avvocato e come consigliere comunale credo sia utile fare chiarezza sui poteri, perché sul tema della sicurezza regna spesso confusione. Viviamo in un sistema di sicurezza integrata introdotta dal D.L. 20/02/2017, n.14 (convertito nella Legge 18/04/2017, n.48) che si fonda sulla leale collaborazione e non sulla sovrapposizione, in quanto ogni autorità conserva la tipicità del proprio potere ed è corretto che sia così. Al questore competono i poteri tipici di pubblica sicurezza: l’art.100 Tulps appunto, che consente di sospendere l’attività di un locale che sia diventato punto di ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o comunque luogo di disordini; gli ordini di allontanamento e il divieto di accesso. Al prefetto spetta la funzione di coordinamento generale; è il prefetto che presiede il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e che stipula con i Comuni i Patti per l’attuazione della Sicurezza Urbana”.

E il sindaco? “Oggi il sindaco ha poteri importanti perché non è solo un
amministratore della città ma svolge un ruolo di rilievo per garantirne la
sicurezza. La Legge n.48/2017 amplia, infatti, il potere di ordinanza del sindaco (già disciplinato dal Tuel, Testo unico degli enti locali) e gli attribuisce poteri di azione strategici per prevenire i reati e controllare il territorio. Cosicché oggi il sindaco ha un doppio binario: può emanare le classiche ordinanze contingibili e urgenti per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana (come ufficiale di governo, ai sensi dell’art.54 Tuel sovrintende alla emanazione degli atti in materia di ordine e sicurezza pubblica e vigila su quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico informandone preventivamente il prefetto) ma è, a tutti gli effetti, co-protagonista nelle politiche di sicurezza con l’emanazione di ordinanze ordinarie per programmare la vivibilità della città. Il sindaco, quindi, siede al tavolo con il prefetto per firmare i “Patti per la sicurezza urbana”, volti a perseguire i seguenti obiettivi: prevenzione dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, promozione del rispetto della legalità anche mediante iniziative di dissuasione di ogni forma di condotta illecita, comprese l’occupazione arbitraria di immobili e lo smercio di beni contraffatti o falsificati, nonché la prevenzione di altri fenomeni che comunque turbano il libero utilizzo degli spazi pubblici e poi la promozione del rispetto del decoro urbano”.

Cosa significa questo per Chieti? Per la consigliera Bucci significa che “la risposta non può essere solo la chiusura di 5 giorni di un bar dopo che le sedie sono già volate. La città deve vivere, ma per farlo ha bisogno che i giovani e le famiglie possano sentirsi liberi e sicuri di uscire di casa senza paura di essere coinvolti in una rissa. Serve la parte preventiva che è competenza appunto del Comune. Il centro storico teatino mostra segnali di fragilità che i residenti denunciano da tempo: sovraffollamento di alcuni immobili, difficoltà di convivenza, episodi che nascono, come ha accertato la stessa questura per l’episodio di maggio, da futili motivi esasperati dall’abuso di alcol. In questo quadro non c’entra l’ideologia, c’entra il decoro, la vivibilità e l’integrazione reale”.

Secondo l’avvocatessa si rende necessario procedere con: la sottoscrizione del Patto per l’attuazione della sicurezza urbana tra Prefettura e Comune di Chieti (prevedendo l’istituzione in sede attuativa di apposito tavolo tecnico per il monitoraggio degli interventi di controllo del territorio, videosorveglianza e progetti di riqualificazione urbana, con la mappatura delle aree a rischio della città).

In alternativa alla misura di restrizione degli orari di chiusura dei locali che rischia di penalizzare le attività economiche e di determinare un effetto di spegnimento della vitalità urbana nelle ore serali, la consigliera propone che “l’Amministrazione comunale, ai sensi dell’art.5 del D.L. 14/2017, promuova la convocazione di un tavolo di confronto con le associazioni di categoria degli esercenti e con il comitato dei residenti, finalizzato a condividere un regolamento per una movida sicura e di qualità e compatibile con il decoro e la vivibilità”.

Per Bucci bisognerebbe inserire in questo tavolo un focus sulle situazioni di
sovraffollamento abitativo e di mancato rispetto dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza degli alloggi, con Asl e servizi sociali, a tutela di chi vi abita e del quartiere. Tutto ciò può servire a trasformare la sicurezza da una semplice attività di repressione a una vera e propria strategia integrata di prevenzione. La sicurezza di una città non è né di destra, né di sinistra ma è un diritto e si garantisce se ogni istituzione fa fino in fondo la sua parte senza invasioni di campo e senza alibi”, conclude la consigliera.

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