Serata drammatica per gli uomini di Buscè. Dopo l’illusione firmata Meazzi, le gaffe di Saio e l’ingenuità di Pellacani spianano la strada ai romagnoli. Rimonta biancazzurra fino al 3-3, poi il crollo nel finale
FORLÌ – È stata una serata di pura follia e dalle tinte decisamente drammatiche allo stadio “Tullo Morgagni” di Forlì, dove il Pescara è caduto in modo rovinoso, travolto da un imbarazzante 6-3. A nulla è servito l’orgoglio mostrato nella ripresa per riacciuffare un incredibile pareggio in dieci uomini: la totale inconsistenza della fase difensiva, condita da pesanti papere individuali e da una gestione di gara sciagurata, ha trasformato la trasferta romagnola in un incubo.
Il Pescara scende in campo con il 4-3-3 schierando Saio tra i pali, Donati, Pellacani, Capellini e Motta in difesa, Valzania, Guccione e Meazzi a centrocampo, con il tridente offensivo composto da Vitali, Merola e D’Ausilio. Il Forlì risponde con il 3-5-2 guidato in panchina dal sostituto dello squalificato Campedelli, schierando Veliaj, Diop, Onofri, Munaretti, Farinelli, Macrì, De Risio, Rosetti, Mattioli, Coveri e Petrelli.
Un avvio di gara promettente per gli uomini di Buscè. Al quattordicesimo minuto arriva la rete del Pescara, con una clamorosa svista del portiere romagnolo Veliaj che regala a Meazzi il pallone del vantaggio a porta vuota. Quello che sembrava l’inizio di una serata in discesa si rivela però un’illusione che dura appena due minuti: al sedicesimo, sul solito annoso problema dei calci piazzati, la difesa abruzzese dimentica Munaretti, libero di incornare il gol del pareggio. Da quel momento si spegne completamente la luce in casa biancazzurra. Al ventunesimo tocca al portiere pescarese Saio combinare la frittata della serata, bucando clamorosamente un pallone in profondità e regalando a Petrelli la palla del 2-1. Soltanto tre minuti più tardi, una palla persa in uscita condanna il Delfino al 3-1 firmato Macrì che la mette dentro con un diagonale chirurgico.
Sotto di due reti e visibilmente scossa, la squadra riceve il colpo di grazia al trentatreesimo minuto, quando Pellacani cede al nervosismo sbracciando vistosamente su Petrelli: richiamato al monitor dal sistema FVS, l’arbitro Pasculli estrae il cartellino rosso.
Negli spogliatoi il tecnico azzera l’attacco bocciando il tridente iniziale e inserendo Erradi e Ferraris al posto di Merola e D’Ausilio. Nella ripresa, contro ogni pronostico, il Pescara tira fuori l’orgolio. Al 67′ Ferraris approfitta di un’incertezza del portiere di casa per accorciare sul 3-2. Il Delfino continua a crederci e al 72′ conquista un calcio di rigore per fallo di mano di Rosetti. Dal dischetto Guccione si dimostra glaciale firmando il gol del 3-3.
Con l’uomo in meno e le energie completamente prosciugate, la retroguardia biancazzurra scompare dal campo negli ultimi dieci minuti. All’86’ Coveri punisce l’ennesima dormita difensiva siglando il 4-3. Poi, nei dieci minuti di recupero, va in scena il tracollo definitivo: Petrelli prima trasforma un rigore al 93′ sull’ennesima ingenuità della difesa pescarese, e infine cala la personale tripletta al 97′ firmando il gol del definitivo 6-3.
Il triplice fischio del direttore di gara pone fine ad un incontro surreale, che lascia il Pescara ridimensionato e sommerso dai propri stessi errori. Restano le immagini di una partita dai due volti: quella della caparbietà capace di risalire dal baratro fino al 3-3 e quella, ben più preoccupante, di una squadra fragile e incapace di gestire la spinta emotiva nei momenti decisivi.