Il presidente Nicodemi: «È prematuro dare numeri ora, davanti a noi ci sono settimane decisive e il meteo può ancora incidere su qualità e quantità delle uve»
ORTONA – La vendemmia 2026? Ancora tutta da scrivere. Il Consorzio tutela vini d’Abruzzo invita alla prudenza nell’elaborazione e nella diffusione di numeri e percentuali relativi alla vendemmia in corso, in un’annata caratterizzata da condizioni climatiche altalenanti e da un’estate segnata da temperature elevate e periodi prolungati di siccità. A intervenire sull’argomento, ieri, era stata la Coldiretti, con stime tutt’altro che ottimistiche.
«È prematuro dare numeri sulla vendemmia 2026», spiega il presidente Alessandro Nicodemi, «abbiamo davanti settimane decisive e il clima potrà incidere ancora significativamente sia sulle quantità sia sul profilo qualitativo delle uve. Per questo preferiamo osservare, monitorare e attendere prima di formulare una stima complessiva».
Il Consorzio ricorda che anche, a livello nazionale, Assoenologi, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) e Unione italiana vini (Uiv) hanno scelto di non diffondere ancora una previsione. Le prime operazioni vendemmiali hanno tra l’altro riguardato le varietà più precoci e, in particolare, le uve bianche destinate alla Doc Abruzzo, con il caldo che ha determinato un generale anticipo rispetto alle consuete date di raccolta. Sarà l’evoluzione delle condizioni meteorologiche delle prossime settimane a determinare il quadro definitivo, soprattutto per il Montepulciano.
La vendemmia 2026 conferma anche una questione che non può più essere affrontata soltanto in emergenza: la gestione della risorsa idrica. «Di fronte a estati sempre più caratterizzate da picchi di caldo e da precipitazioni distribuite in maniera irregolare», continua Nicodemi, «non possiamo limitarci a discutere dell’acqua quando manca. Dobbiamo lavorare sulla capacità del territorio di conservare la risorsa idrica, attraverso una politica seria di manutenzione e potenziamento degli invasi e delle infrastrutture. L’acqua che oggi arriva in modo violento e concentrato deve poter diventare una riserva per l’agricoltura e per le nostre comunità nei mesi più difficili».
Il Consorzio sottolinea, inoltre, un elemento fondamentale quando si parla di numeri della vendemmia abruzzese: il perimetro delle denominazioni non coincide con l’intera produzione regionale di vino. Le attività e le stime del Consorzio riguardano, infatti, principalmente le produzioni a denominazione tutelate, che rappresentano circa un terzo della produzione complessiva di vino regionale, mentre i restanti due terzi sono rappresentati da produzioni non a denominazione. Per questo motivo, qualsiasi dato relativo alle produzioni delle denominazioni non può essere automaticamente esteso all’intero comparto regionale.
Accanto alla variabile climatica, inoltre, il settore deve fare i conti con l’equilibrio tra produzione, mercato e giacenze. Proprio per questo, in vista della vendemmia, il Consorzio ha sostenuto misure di contenimento produttivo, attraverso la riduzione delle rese e il bloccaggio amministrativo di una quota della produzione, con l’obiettivo di riequilibrare domanda e offerta e sostenere il valore delle produzioni.
«Non dobbiamo inseguire il record di quantità», conclude il presidente del Consorzio, «ma costruire valore. La gestione della produzione è uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per mantenere l’equilibrio del mercato e difendere la remunerazione dei viticoltori. Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a investire sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla capacità dei nostri vini di conquistare nuovi consumatori e nuovi mercati».