Parco centrale, le associazioni ambientaliste attaccano il Comune: «State creando una discarica permanente nel cuore di Pescara»

30 Maggio 2026
2 minuti di lettura
Area di risulta a Pescara: il parco centrale sarà un "parco dei veleni"?

Il Forum H2O e l’Associazione Acqua Bene Comune contestano il progetto di bonifica del Lotto 1C: «Si vogliono lasciare in sito decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e terreni contaminati». Nella lettera agli enti: «Gravi omissioni sulla falda, responsabile mai individuato»

PESCARA – Il progetto del Comune per il parco centrale dell’area di risulta viene definito “surreale” dalle associazioni ambientaliste, che accusano l’amministrazione di voler realizzare una discarica permanente nel cuore della città. Dopo aver analizzato il PFTE e l’analisi di rischio allegata, il Forum H2O e l’Associazione Acqua Bene Comune hanno inviato una lunga lettera di osservazioni a Comune, Regione, ARPA, ASL e altri enti, denunciando che il piano prevede di lasciare sotto il futuro parco oltre 16.000 metri cubi di rifiuti e decine di migliaia di metri cubi di terreni contaminati, coperti solo da palancole laterali profonde cinque metri e da un capping superficiale.

«Il Comune di Pescara intende realizzare il tanto decantato parco centrale dell’area di risulta letteralmente sopra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e terreni contaminati, realizzando praticamente una discarica permanente nel centro urbano della più popolosa città della regione invece di procedere alla totale rimozione dei materiali contaminati», afferma Augusto De Sanctis. «Una “soluzione”, quella di mettere “sotto al tappeto” per sempre oltre 16.000 mc di rifiuti e altre decine di migliaia di mc di terreni di riporto e suolo contaminato, che come associazioni riteniamo surreale e da rigettare immediatamente. Qui non siamo in un’area industriale ma in una zona densamente abitata con tante funzioni sensibili, compresa la futura sede della Regione che, se realizzata, avrà paradossalmente la vista su una collinetta dei veleni».

La contaminazione dell’area è nota da anni, ricordano le associazioni. Nel 2016 un’ordinanza sindacale – tuttora vigente – vietò l’uso dell’acqua di falda non solo nell’area di risulta ma anche in una parte del centro città. Il Piano di Caratterizzazione del 2023 ha confermato la presenza di numerosi contaminanti oltre i limiti di legge, tra cui antimonio, arsenico, benzene, toluene, xileni, tetracloroetilene, idrocarburi pesanti e leggeri, benzo(a)pirene e altri IPA classificati come cancerogeni certi per l’uomo. Nei terreni sono stati individuati strati di materiale antropico nero, in alcuni casi classificato come rifiuto pericoloso.

Secondo le associazioni, il progetto presenta criticità tecniche e procedurali rilevanti. Nella lettera si denuncia l’assenza dell’analisi delle alternative, obbligatoria per legge, e la mancata individuazione del responsabile della contaminazione, nonostante la documentazione del 2023 indichi con precisione le fonti storiche dell’inquinamento. «Il Comune sostiene che non vi sono i denari per completare la rimozione dei rifiuti ma questo argomento è in qualche modo valutabile solo qualora il sito dovesse essere classificato come “orfano”, cioè se non è stato possibile individuare un responsabile capiente dal punto di vista economico. Qui la procedura di individuazione appare essere stata omessa del tutto: è uno dei nodi centrali di questa vicenda e prima di definire le opzioni possibili deve essere sciolto, anche attraverso l’analisi della documentazione della compravendita dell’area».

Le associazioni contestano inoltre l’assenza di interventi sulla falda, obbligatori dal 2016. «La falda è in perenne movimento e trascina verso valle, diffondendoli fuori dal sito, i contaminanti. Non è stato fatto nulla per fermarli in attesa della bonifica, come prescrive la legge». Nella documentazione emergono anche dubbi sulla reale efficacia delle palancole, sulla permeabilità degli strati dove dovrebbero ammorsarsi e sulla coerenza dei dati idrogeologici, con direzioni di flusso della falda diverse a seconda delle tavole progettuali.

«Abbiamo immediatamente inviato una dettagliata lettera di osservazioni a tutti gli enti coinvolti affinché questa sciagurata proposta sia bocciata», conclude De Sanctis. «Dalla lettura dei documenti emergono gravissime inadempienze su vari aspetti delle procedure di bonifica, a partire dall’omissione di interventi sulla falda obbligatori per legge. In ogni caso è inaccettabile pensare a una discarica in pieno centro a Pescara; siamo nella fase di esame della fattibilità dell’intervento dove devono essere esaminate tutte le alternative. A nostro avviso solo la rimozione dei rifiuti dal centro città può essere soddisfacente».

Altro da

Non perdere