Le sigle sindacali Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi convocano la protesta davanti all’assessorato regionale alla Sanità. Alla protesta si affianca la presa di posizione degli Ordini dei medici abruzzesi: “Serve una riorganizzazione seria della sanità territoriale”
PESCARA – I medici di medicina generale scendono in piazza contro lo stallo sull’Accordo integrativo regionale e per chiedere un rafforzamento della sanità territoriale. La maxi manifestazione è in programma domani, giovedì 21 maggio, alle 10, davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo, a Pescara.
Alla mobilitazione, promossa dai sindacati Fimmg Abruzzo insieme a Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi, parteciperanno centinaia di medici provenienti da tutta la regione. Al centro della protesta c’è la mancata intesa sull’Air, che secondo i sindacati «sta aggravando le difficoltà della medicina di base, soprattutto nelle aree interne e montane».
Nel “Manifesto per la tutela della medicina generale”, i medici parlano di territori «sempre più scoperti, pensionamenti non compensati dal ricambio generazionale e carenza di personali». In particolare la Fimmg lamenta: «Ci troviamo spesso a fare più carte che medicina», e punta il dito anche contro l’aumento della burocrazia e una programmazione sanitaria regionale ritenuta insufficiente.
Secondo i promotori della manifestazione, il blocco dell’accordo regionale ha ricadute dirette sui cittadini, con meno servizi sul territorio e un ulteriore aumento delle liste d’attesa. I medici chiedono quindi alla Regione di riaprire il confronto, sbloccare l’Air, investire sul personale di supporto e rafforzare la medicina territoriale, a partire dalle Case della comunità.
Sulla mobilitazione intervengono anche i presidenti degli Ordini dei medici abruzzesi: Lucilla Gagliardi per Chieti, Alessandro Grimaldi per l’Aquila, Maria Assunta Ceccagnoli per Pescara e Cosimo Napoletano per Teramo. I presidenti parlano di «attenzione e vicinanza» al disagio espresso dai medici di base, sottolineando però la necessità di mantenere il confronto «ancorato alla tutela del paziente, alla qualità dell’assistenza e alla sostenibilità del servizio sanitario pubblico».
Gli Ordini richiamano inoltre i dati del Rapporto Gimbe 2025, secondo cui tra il 2019 e il 2023 in Italia si sono persi quasi 4.750 medici di medicina generale, con un calo del 12,8%. In Abruzzo la riduzione sfiora il 16%, una delle percentuali più alte del Paese. Per i presidenti il problema principale riguarda soprattutto il futuro del sistema, segnato dall’invecchiamento della categoria e dalla difficoltà di garantire un adeguato ricambio generazionale.
Secondo gli Ordini professionali, anche le future Case di comunità rischiano di restare «contenitori vuoti» senza personale adeguato, integrazione tra professionisti e una programmazione condivisa con chi opera quotidianamente sul territorio.