Confronto programmatico negli stabilimenti della Walter Tosto S.p.A. tra Giovanni Legnini e gli industriali di Confimi Industria Abruzzo. Sul tavolo, le condizioni della tenuta competitiva del comprensorio: stabilità urbanistica, governance, infrastrutture. Sul finale dell’incontro, l’ipotesi di formalizzare gli impegni in un protocollo da sottoscrivere prima del voto
CHIETI – Chieti Scalo è la principale concentrazione manifatturiera del capoluogo teatino e una delle aree produttive più rilevanti dell’Adriatico medio. Vi insistono stabilimenti di filiere strategiche che da decenni assicurano occupazione qualificata e export. Eppure, da altrettanti decenni, il distretto convive con un assetto urbanistico stratificato, governance frammentata fra Comune, Regione e soggetti gestori delle aree industriali, e una pressione crescente di funzioni non industriali, dalla logistica al commerciale, fino al residenziale di prossimità. È in questo quadro che le scelte della prossima amministrazione comunale assumono un peso che eccede il perimetro municipale: dalla loro coerenza dipende la tenuta competitiva di un comparto che rappresenta una quota decisiva del valore aggiunto e dell’occupazione qualificata del capoluogo.
È in questo perimetro che si è svolto, negli stabilimenti della Walter Tosto S.p.A.a Chieti Scalo, l’incontro tra Giovanni Legnini, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra e civica alle comunali del 24 e 25 maggio, e alcuni imprenditori associati a Confimi Industria Abruzzo, la confederazione regionale presieduta da Luca Tosto. Un confronto che, oltre a mettere a fuoco i nodi aperti del comprensorio, si è chiuso con un’ipotesi operativa che potrebbe segnare una svolta nel rapporto tra istituzioni locali e sistema produttivo: la prospettiva di formalizzare in un protocollo gli impegni programmatici sulle aree industriali, da sottoscrivere prima del voto.
Sul tavolo, un elenco di questioni che da anni vivono in un limbo amministrativo: il regime urbanistico delle aree produttive, il futuro assetto della governance industriale del comprensorio Chieti-Pescara, gli impatti del raddoppio ferroviario. Sopra tutto, una domanda che riguarda chi governerà la città nei prossimi cinque anni: che cosa vogliamo che Chieti Scalo sia, fra dieci o quindici anni?
Legnini ha posto la questione con onestà istituzionale: non si farà alcuna scelta senza prima averla confrontata con le imprese; e l’orizzonte da costruire, ha detto, è quello di un’area attrattiva ai fini insediativi, non meno di quanto lo sia stata in questi decenni. Ha aggiunto una proposta operativa: un tavolo permanente di confronto, esteso a Regione e ai soggetti gestori del sistema industriale, per riprendere in mano il destino di un comprensorio lasciato troppo a lungo allo spontaneismo. È una proposta di metodo: senza una sede stabile di confronto, la pianificazione delle aree industriali resta affidata a sollecitazioni episodiche e prive di organicità.
Dal fronte delle imprese è emersa una posizione articolata, costruita sui tempi reali degli investimenti industriali. Il primo nodo è la certezza della destinazione d’uso. Gli investimenti industriali, qualunque sia la filiera, ragionano su orizzonti di quindici o vent’anni: impianti produttivi, ampliamenti, linee tecnologiche, certificazioni, formazione del personale qualificato. Ogni ambiguità urbanistica si traduce in un costo immediato, che si misura in termini di investimenti rinviati o riorientati verso altri siti produttivi. Le imprese chiedono che il Comune formalizzi in uno strumento urbanistico vincolante la conferma della destinazione industriale dell’area, condizione per consolidare gli investimenti già realizzati e per pianificare quelli futuri.
Il secondo tema riguarda un contributo che grava sulle compravendite immobiliari nell’area, nato decenni fa come equivalente degli oneri di urbanizzazione e oggi rimasto in piedi senza che, alle imprese, sia più riconducibile a un servizio identificabile. Una contribuzione che ha perso la sua giustificazione originaria e che, in attesa di una riforma, suona come un balzello sopravvissuto a se stesso. Legnini ha confermato di averne avuto in passato cognizione tecnica diretta; gli imprenditori chiedono che, dentro un nuovo patto territoriale, quel contributo diventi tracciabile o cessi.
A complicare il quadro contribuisce la fase di transizione che attraversa l’ente di gestione delle aree produttive. Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale Chieti-Pescara, soggetto storicamente attuatore delle infrastrutture nelle aree industriali teatine, è in liquidazione dal 2011. Lo scorso 6 maggio, la giunta regionale ne ha deliberato la liquidazione coatta amministrativa in attuazione della legge regionale 25/2025, dopo che le due diligence hanno escluso la sostenibilità di una fusione con l’Azienda Regionale delle Attività Produttive (ARAP). Contestualmente, l’Agenzia subentra nella gestione delle funzioni, delle infrastrutture e delle aree industriali del Consorzio. È una transizione delicata, su cui pesa la situazione debitoria del Consorzio, quantificata da fonti consiliari in oltre venti milioni di euro, e che impegna ARAP a garantire continuità operativa proprio nella fase in cui le imprese chiedono certezza di regia.
C’è poi il dossier infrastrutturale, di cui le imprese chiedono una lettura unitaria. L’eliminazione dei sottopassi a Brecciarola e Le Piane, con la realizzazione dei nuovi sovrappassi, riconfigurerà la mobilità di un’intera fascia urbana; al contempo, l’avvio del nuovo polo logistico di Chieti Scalo aggiungerà flussi di traffico significativi su un’area già densa di insediamenti produttivi. Da qui la richiesta condivisa di un’analisi cumulativa degli impatti viabilistici, capace di tenere insieme i diversi cantieri e le diverse destinazioni, anziché valutazioni separate cantiere per cantiere. Sullo stesso piano, gli imprenditori hanno chiesto maggiore attenzione al coordinamento tra le opere di riqualificazione urbana — dalle piste ciclabili agli interventi sulla viabilità di prossimità — e le esigenze operative delle aziende insediate, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di spazi di sosta e accesso.
Sullo sfondo resta il dossier della Zona Economica Speciale unica, istituita dal 1° gennaio 2024, il cui credito d’imposta per gli investimenti è stato confermato e rifinanziato dalla legge di bilancio 2026 per gli anni 2026, 2027 e 2028. Sulla portata effettiva dello strumento per le imprese strutturate il dibattito è aperto a livello nazionale, e attiene a competenze statali ed europee che esulano dal perimetro municipale. Ciò che invece dipende direttamente dal Comune è la capacità di accompagnare gli investimenti che la ZES attiva: tempi delle autorizzazioni edilizie, coerenza degli strumenti urbanistici, raccordo operativo con la Struttura di missione ZES presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, qualità delle infrastrutture di prossimità. Su questo terreno il distretto teatino ha già conosciuto, negli ultimi anni, casi di iter autorizzativi conclusi in pochi mesi, e proprio quella efficienza locale è uno degli elementi su cui le imprese chiedono continuità amministrativa indipendentemente dall’esito elettorale.
Più complesso è il nodo della pressione residenziale sulle aree industriali, una criticità che attraversa l’intero sistema produttivo italiano e che sul distretto teatino comincia a manifestarsi con frequenza crescente. La progressiva infiltrazione di funzioni residenziali in lotti a vocazione produttiva genera contenziosi ricorrenti su emissioni acustiche, traffico pesante e tempi di esercizio degli stabilimenti, anche quando le attività operano nel pieno rispetto delle autorizzazioni.
In chiusura dell’incontro è maturata l’ipotesi di consolidare l’interlocuzione in uno strumento scritto. Confimi Industria Abruzzo sta predisponendo un Protocollo d’intenti programmatico da sottoporre al candidato sindaco nei prossimi giorni: un documento che, richiamando la logica degli accordi di programma sperimentati nelle politiche di reindustrializzazione e di rilancio produttivo, raccoglierà gli impegni emersi al tavolo e li tradurrà in atti puntuali da realizzare nei primi mesi della prossima consiliatura.
Sarà la firma del Protocollo, attesa nei prossimi giorni, a misurare la reale disponibilità della politica locale a vincolarsi su tempi e contenuti precisi. Le imprese hanno indicato priorità e metodo; alla campagna elettorale, e poi alla prossima amministrazione, qualunque sarà la
maggioranza uscita dalle urne del 24 e 25 maggio, il compito di dimostrare di saperli onorare.