Sanità, scontro politico in Abruzzo dopo la lettera di Marsilio a Mattarella. Marinelli: “Filiera fallita”. Pietrucci: “Mossa inutile, copre il disastro della giunta”

15 Maggio 2026
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Daniele Marinelli, segretario PD Abruzzo

La missiva del presidente della Regione al Capo dello Stato sul riequilibrio del Fondo sanitario nazionale accende il confronto politico. Il PD parla di “fallimento della filiera istituzionale di centrodestra”, FdI replica: “Battaglia di equità per le aree interne”. Pietrucci attacca: “Sanità regionale allo sbando, lettera irrilevante”

PESCARA – La lettera inviata dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tema della distribuzione del Fondo Sanitario Nazionale ha aperto un fronte politico destinato a far discutere. Un gesto istituzionale che, nelle intenzioni del governatore, voleva essere un sostegno al richiamo del Capo dello Stato contro il rischio di “un diritto alla salute diseguale”, ma che ha immediatamente innescato una dura contrapposizione tra maggioranza e opposizione.

Nel testo indirizzato al Quirinale, Marsilio ha sottolineato come il criterio attuale di riparto — «il 98,5% del Fondo è stato ripartito in base al numero degli abitanti» — abbia «penalizzato le aree interne e i territori marginali», richiamando la necessità di parametri più equi per garantire servizi essenziali anche nei territori montani e meno popolati. «Mi ha colpito particolarmente il passaggio con il quale ha opportunamente posto l’accento sulla necessità di promuovere il radicamento dei servizi di cura per scongiurare la disparità fra i territori», scrive Marsilio a Mattarella, auspicando che «le Sue parole possano ispirare l’azione di chi oggi è chiamato ad aggiornare i criteri di distribuzione del Fondo».

Una posizione che però non ha convinto il Partito Democratico. Il segretario regionale Daniele Marinelli parla di “livore inspiegabile” nella replica del capogruppo FdI Verrecchia e ribalta il senso dell’iniziativa del governatore: «È chiaro che se Marsilio chiede aiuto al Presidente significa che la filiera regionale e governativa ha fallito». Per Marinelli, la lettera è il sintomo di una difficoltà politica più profonda: «Tra il disastro del governo regionale e la disfatta di quello nazionale, noi abbiamo semplicemente posto un tema reale: l’equità nella distribuzione delle risorse sanitarie e la condizione concreta della sanità abruzzese, che oggi presenta criticità evidenti e non più rinviabili».

Il segretario dem accusa il centrodestra di trasformare ogni rilievo in uno scontro ideologico: «È proprio questa impostazione che considero il segno di una difficoltà evidente della destra nel rispondere ai problemi concreti della sanità regionale». E aggiunge: «Il modello di gestione della sanità regionale raccontato in questi anni dal presidente Marsilio si sta scontrando con la realtà dei fatti. Se ci si rivolge alla massima carica dello Stato sperando in chissà quale aiuto, questo significa aver fallito».

Di segno opposto la lettura del capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia, che difende la scelta del governatore: «Ancora una volta la sinistra abruzzese dimostra di preferire la polemica strumentale alla difesa concreta degli interessi dell’Abruzzo». Per Verrecchia, Marsilio ha semplicemente rilanciato «un principio espresso con grande autorevolezza dal capo dello Stato: evitare che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B nel diritto alla salute». Il centrodestra rivendica la battaglia per criteri più equi: «Garantire i servizi sanitari nelle aree interne costa di più ma rappresenta una necessità vitale. Marsilio ha avuto il coraggio politico e istituzionale di chiedere parametri più giusti».

Ancora più dura la posizione del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci (PD), che definisce la lettera «un’idea davvero geniale: scrivere al Presidente della Repubblica. Complimenti. Come non averci pensato prima ad un gesto così brillante e risolutivo!». Pietrucci parla di “misero tentativo” e accusa Marsilio di evitare ogni critica al Governo Meloni: «Il misero tentativo di coinvolgere la più alta carica dello Stato – che NON ha alcuna competenza sulle scelte di governo del paese – è la dimostrazione del fallimento e dell’ipocrisia di questa giunta di destra».

Il consigliere elenca poi una lunga serie di criticità: «Voragine di debito, peggioramento delle prestazioni, aumento delle tasse regionali, squilibri tra ASL, liste d’attesa di mesi o anni, mobilità passiva in crescita, reparti senza sinergia con l’Università». E conclude con un affondo: «Invece di scrivere a Mattarella – e magari prima di scrivere al Papa – perché Marsilio non inizia a modificare in Abruzzo il criterio della spesa pro-capite che finisce per perpetuare uno squilibrio ingiusto e insostenibile?».

Il confronto politico, nato da una lettera istituzionale, si è così trasformato in un caso regionale che riporta al centro il tema più delicato: la tenuta del sistema sanitario abruzzese, tra aree interne in sofferenza, risorse insufficienti e una riforma del riparto nazionale che, al di là delle polemiche, resta ancora tutta da costruire.

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