Diffondeva online manuali per attentati, per costruire armi e per colpire: “Ci siamo resi conto della escalation del comportamento”
L’AQUILA – Aveva oltre 200mila follower sulla sua pagina Instagram, monitorata dagli investigatori già dalla fine del 2025, quando sono emersi i primi segnali di un’attività sempre più radicale. È da quell’analisi dei social che è partita l’indagine che ha portato all’arresto del 25enne originario di Tortoreto, accusato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo, anche internazionale, e apologia aggravata.
I dettagli dell’operazione sono stati illustrati in conferenza stampa dal procuratore dell’Aquila Alberto Sgambati, dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio, dal questore Fabrizio Mancini, dal dirigente della Digos Roberto Mariani e dal direttore della terza divisione della Polizia postale Cristiano Leggeri. Proprio Mariani ha spiegato come l’attività investigativa sia partita dall’analisi dei contenuti pubblicati dal giovane sui social, con i primi riscontri già a dicembre scorso.
Nel tempo, secondo gli inquirenti, si è delineato un quadro sempre più allarmante, caratterizzato da una vera escalation: dalla propaganda ideologica alla diffusione di manuali per la fabbricazione di armi, munizioni e ordigni artigianali. “Ci siamo resi conto della progressiva e continua escalation del comportamento del soggetto”, ha sottolineato il dirigente della Digos.
Il procuratore Sgambati ha evidenziato come l’intervento sia arrivato prima che potessero verificarsi conseguenze concrete, mentre la pm D’Avolio ha richiamato l’attenzione sulla pericolosità della condotta e sull’importanza del monitoraggio della rete. Un tema su cui ha insistito anche Leggeri, parlando di una vera emergenza legata ai fenomeni di radicalizzazione online e alla necessità di intercettare tempestivamente i segnali nei contesti digitali estremisti. “Il web non è una zona franca”, ha ribadito, sottolineando come anche in rete le condotte abbiano conseguenze.
Gli investigatori hanno inoltre chiarito che, allo stato attuale, non emergono collegamenti con la recente vicenda dei due anarchici morti a Roma, evidenziando differenze sia sul piano investigativo sia su quello ideologico.