Appennino, sempre meno neve: -47% di acqua da scioglimento nel bacino Aterno-Pescara

26 Febbraio 2026
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Sempre meno neve sulla Maiella

Fondazione CIMA: forte deficit tra dicembre e febbraio. Forum H2O: “Acquiferi sempre più sotto stress, serve cambiare rotta su fossili, Fucino e innevamento artificiale”

PESCARA – C’è un numero che fotografa con precisione la fragilità crescente del sistema idrico abruzzese: -47%. È il deficit di acqua da scioglimento nivale registrato tra dicembre e febbraio nel bacino idrografico dell’Aterno-Pescara. Un dato che, letto insieme a quelli degli ultimi inverni, racconta di una trasformazione ormai strutturale del clima appenninico e delle sue conseguenze sulla disponibilità idrica.

A diffonderlo è la Fondazione CIMA, che da anni monitora in tempo reale la copertura nevosa in Italia calcolando l’“equivalente idrico nivale”: la quantità di acqua che si otterrebbe dalla completa fusione della neve al suolo. Un indicatore cruciale per territori come l’Abruzzo, dove gran parte dell’approvvigionamento idro-potabile dipende da sorgenti e pozzi alimentati proprio dall’acqua di fusione che si infiltra nei suoli e attraversa per anni le rocce carbonatiche dell’Appennino.

Secondo i dati relativi al periodo dicembre-febbraio, nel bacino Aterno-Pescara si registra finora un -47% di acqua da scioglimento rispetto alle medie storiche. Un valore in linea con quelli, analogamente negativi, degli inverni immediatamente precedenti.

A commentare è Augusto De Sanctis del Forum H2O: «I dati della Fondazione CIMA confermano il trend preoccupante – seppur ampiamente previsto dagli studi sulla crisi climatica – delle precipitazioni nevose in Appennino, con pesanti conseguenze sulla ricarica degli acquiferi nel medio e lungo periodo. I dati raccolti tra dicembre e febbraio indicano finora un -47% di acqua da fusione di neve per il bacino Aterno-Pescara. Il dato di questo inverno segue quelli simili degli inverni immediatamente precedenti. E’ sempre più urgente assicurare una gestione efficiente ed efficace della risorsa, visto che gran parte dell’approvvigionamento idro-potabile deriva da sorgenti e pozzi in cui la disponibilità di acqua dipende proprio dalle precipitazioni nevose. Invece si sta andando nella direzione opposta, ad esempio con progetti come quelli dell’irrigazione nel Fucino, di mega-collegamenti scioviari o di innevamento artificiale, che alterano ulteriormente ambienti di alta quota e/o il ciclo delle acque già pesantemente impattati dalle attività umane».

Un elemento solo apparentemente contraddittorio emerge dai grafici della Fondazione: oltre i 2.500 metri si registra un surplus di neve, mentre alle quote inferiori – molto più estese – il deficit è marcato.

«Nei grafici diffusi dalla Fondazione è altresì interessante notare come alle quote più alte dell’Appennino, oltre i 2.500 metri, vi sia stato un surplus di neve; invece nelle quote più basse, con territori molto più estesi, si è registrato un pesante deficit rispetto alle medie del passato. Non sono dati contraddittori: le precipitazioni ci sono state ma la quota neve è sempre più alta. Le vette più alte sono però anche di limitata estensione rispetto alle zone a quote meno elevate per cui complessivamente vi è scarsità. Vedremo come si concluderà l’inverno ma quelli che vediamo sono trend di medio periodo ormai consolidati. Bisogna prendere atto che dobbiamo da un lato abbandonare le fossili e dall’altro adattarci noi alle nuove condizioni ambientali e non viceversa, cioè pensare di sfruttare l’ambiente come se non ci fosse un domani. Sul primo punto addirittura si autorizzano, tra il giubilo irrazionale di alcuni, nuovi progetti fossili come la centrale Snam di Sulmona e lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Bomba, interventi che comporteranno l’immissione di milioni di tonnellate di gas clima-alteranti in atmosfera. Sul secondo tocca invece leggere di proposte surreali come quelle di prevedere l’uso di cannoni per la neve artificiale pure per lo sci da fondo, quando qui dobbiamo addirittura preoccuparci per l’acqua potabile. Sarebbe bene che tutti discutano sui dati oggettivi e sui limiti che la Natura ci impone altrimenti il tema dell’acqua sarà sempre più da trattare secondo un ossimoro, l’emergenza permanente» conclude De Sanctis.

Acquiferi sotto pressione

Il nodo è strutturale: la pioggia non è equivalente alla neve sotto il profilo della ricarica idrica. L’acqua che deriva dalla fusione nivale si infiltra gradualmente nel terreno, alimentando nel tempo le falde profonde. Un meccanismo lento, ma essenziale per la stabilità delle sorgenti appenniniche.

La fotografia che emerge dai dati della Fondazione CIMA indica un sistema sempre più vulnerabile, in cui la scarsità di neve alle quote medio-basse – quelle che incidono maggiormente sul bilancio complessivo – rischia di tradursi in un progressivo stress degli acquiferi.

Per il Forum H2O la direzione da intraprendere è chiara: recuperare efficienza nell’uso della risorsa e rivedere i progetti che puntano sull’iper-sfruttamento idrico, dall’irrigazione intensiva nel Fucino ai grandi collegamenti scioviari, fino all’innevamento artificiale. L’alternativa, avverte l’associazione, è convivere con un paradosso destinato a diventare ordinario: quello di un’“emergenza permanente” dell’acqua.

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