Nell’estate del 1926, prima della fusione tra i due Comuni, la creazione della Tito Acerbo sancisce quella fra i club che rappresentano le due sponde del fiume
PESCARA – Nel gennaio del 1927 i Comuni di Castellammare Adriatico e Pescara vengono uniti in un’unica municipalità. Un evento storico, prossimo al centenario (che potrebbe tra l’altro coincidere con l’ulteriore espansione grazie all’unione con Montesilvano e Spoltore). E la fine di un percorso anticipato pochi mesi prima dal mondo dello sport: nell’estate del 1926, infatti, le squadre dei due centri, l’Ursus da un lato e l’Aternum dall’altro, già decidono di unire le forze e di dare vita a un’unica società.
UN’ACCESA RIVALITÀ. Prima dell’unione, Ursus Castellammare e Aternum Pescara non sono certo in ottimi rapporti. Si incontrano in un solo campionato e, da buoni confinanti, danno vita a un paio di derby quanto mai accesi. Che si giocano durante il Campionato abruzzese di qualificazione, prima competizione ufficiale organizzata in Abruzzo sotto l’egida della Figc. In campo non c’è partita: all’andata i bianco-bleu ursussini si impongono 0-4 al Rampigna, casa dell’Aternum. I rossoneri padroni di casa non la prendono bene, e ricevono una multa di 25 lire “per non essersi adoperati acché gli ospiti fossero protetti e rispettati”. Nel ritorno al Riviera, campo dell’Ursus che si trova dove grossomodo oggi sorge l’hotel Esplanade, i castellammaresi spadroneggiano 5-1.
Che tra le due città, dal punto di vista sportivo, ci sia un abisso, lo dimostrano non solo i risultati sul campo, ma anche la vivacità del movimento calcistico: a sud del fiume l’Aternum è l’unica squadra degna di nota; sul versante nord, oltre all’Ursus, che ha anche una formazione riserve, sono attive anche Edera, Pro Abruzzo, Fulgor e Andrea Doria, che danno vita finanche a un campionato castellammarese.

SQUADRE UNITE PRIMA DEI COMUNI. Rivalità a parte, la fusione dei Comuni fa il suo percorso. Diventerà operativa dal 1927, a campionato in corso quindi. E perciò gli sportivi anticipano i tempi. Del resto, che piaccia o meno agli orgogliosi castellammaresi, la nuova Pescara deve anche allinearsi alle direttive del fascismo. Che chiede, per quanto possibile, che ogni grande città abbia una sola grande squadra. Tra il 1926 e il 1927 per questo vengono accorpate i principali club di Milano, Genova e Roma, riunite in un’unica società quelle principali di Firenze, Napoli o Bari. Pescara non può fare eccezione: nell’estate del 1926 la futura città unica ha già la sua squadra unica: l’Aternum-Ursus.
“Il rapido e glorioso progresso sportivo realizzato a Castellammare”, si legge sul periodico L’Abruzzo Sportivo del 20 luglio 1926, “ripercuotendosi con benefica influenza sulla vicina Pescara, ha condotto alla fusione dell’Aternum con il club ursussino. Fusione logica e quanto mai opportuna che rispecchia la maturità sportiva di due dei più attivi centri d’Abruzzo i quali, guadando un po’ più in là del proprio campanile, mostrano di aver inteso perfettamente le finalità a cui mira lo sport abruzzese”.

IL NOME DI UN EROE DI GUERRA. È infatti con la denominazione Aternum-Ursus che la squadra “unionista” gioca le prime amichevoli. Ma alla società presieduta da Vincenzo Masi, fondatore e dell’Ursus che ha raccolto il sostegno di 103 soci, serve anche un nome nuovo, che azzeri le distinzioni. E anche qui ci mette il cappello Giacomo Acerbo, pezzo grosso del fascismo pescarese e camicia nera della prima ora, all’epoca vicepresidente della Camera. In memoria del fratello Tito, eroe di guerra caduto sul Piave nel ’18, ha già creato una gara automobilistica. E suo sarà anche il nome del club: l’Aternum-Ursus diventa Tito Acerbo Pescara. Scelta tra l’altro non rara all’epoca: l’Unione Sportiva Chieti fondata nel 1922, ad esempio, dal 1923 prende il nome di Pippo Massangioli, soldato caduto nella Grande Guerra e fratello del presidente del club neroverde, Carlo Massangioli.
I COLORI DELL’URSUS, IL CAMPO DELL’ATERNUM. Come nell’unione tra i due Comuni, anche in quella tra le squadre il contributo maggiore arriva dalla sponda nord del fiume. Dopo l’esordio in bianco-bleu del 1925, l’Ursus dal 1926 scende in campo con una casacca giallo-bleu. E questi, nel campionato 1926-27, sono i colori della Tito Acerbo. Anche l’ossatura, del resto, è castellammarese. Nell’undici tipo della giovane Tito Acerbo figurano infatti ben cinque titolari della vecchia Ursus: Ercole, Di Tommaso, il capitano Masi, Brindisi e Manfredi detto Ninì, guizzante mezzo sinistro, idolo dei tifosi. Solo uno viene dall’Aternum, Massacesi, “duce dell’attacco rossonero”. Il campo invece è il Rampigna, che si trova sì sulla sponda nord, ma era parte del Comune di Pescara come tutta l’area della vecchia fortezza. Il Riviera dell’Ursus va perciò in pensione, e il Rampigna viene ampliato e adeguato.

L’INFELICE DEBUTTO DEI GIALLO-BLEU. La prima squadra unionista di Pescara non sarà però all’altezza della nuova città, dinamica e ambiziosa. I giallo-bleu debuttano in Seconda Divisione, terzo livello del calcio italiano, da dove si sale in Prima, praticamente l’attuale serie B. Gli avversari sono i chietini della Massangioli, la Stamura di Ancona, la Tiferno di Città di Castello, i dalmati di Zara e la Rosburghese di Montepagano, futura Roseto degli Abruzzi. Non manca l’acquisto di grido: l’ungherese József Bakony, centroattacco proveniente dall’Anconitana, uno dei club più quotati del versante adriatico.
La Tito Acerbo parte bene: il 26 dicembre 1926 debutta battendo la Rosburghese 2-1, e nel turno successivo la Massangioli con lo stesso punteggio. Dopo quattro partite è a punteggio pieno, e perde solo in Dalmazia alla sesta giornata. Il campionato però si interrompe bruscamente alla vigilia dell’incontro con la Rosburghese, primo match del girone di ritorno: il Corriere Sportivo d’Abruzzo, giornale stampato a Chieti, denuncia il tentativo di corruzione da parte di un emissario dell’Acerbo, raccogliendo la testimonianza di presidente e alcuni giocatori rosburghesi.
Scoppia lo scandalo, volano parole grosse sui giornali: Super-Sport di Pescara e la testata rivale teatina se ne dicono di tutti i colori. Vengono chiamati in causa i vertici, non solo abruzzesi, del Partito fascista. La vicenda si conclude tra mille polemiche con l’esclusione dal campionato della Tito Acerbo: di fatto, la prima squadra unionista di Pescara resta in attività per mezzo campionato. Il calcio pescarese l’anno successivo ripartirà dalla categoria regionale con l’Unione Sportiva Adriatico. Club, anche questo, destinato a restare attivo per una sola stagione.
