Perde la bimba al nono mese di gravidanza: il tribunale di Sulmona condanna la Asl ad un risarcimento di 550mila euro

26 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Dimessa nonostante i segnali d’allarme. Condannata la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila

SULMONA – Una mancata diagnosi di sofferenza fetale, una dimissione ritenuta inappropriata e la perdita di una bambina al nono mese di gravidanza. A quasi nove anni dai fatti, il Tribunale civile di Sulmona ha condannato la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila a risarcire 550mila euro, oltre alle spese legali, ai genitori della piccola.

La vicenda risale al settembre 2017. La donna, incinta alla 36ª settimana, si era recata al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona riferendo assenza di movimenti fetali. Dopo una serie di accertamenti i sanitari decisero di dimetterla ma due giorni più tardi, durante un controllo programmato, venne accertata l’assenza di attività cardiaca del feto. Si procedette così al parto indotto quando per la bambina non c’era ormai più possibilità di intervento.

L’autopsia, disposta dalla stessa Asl, attribuì il decesso all’asfissia causata da giri multipli del cordone ombelicale.

I genitori, assistiti dall’avvocata Catia Puglielli, avviarono un accertamento tecnico preventivo. Il collegio peritale stabilì una responsabilità sanitaria: il tracciato cardiotocografico avrebbe dovuto indicare la necessità di un ricovero immediato, con monitoraggio continuo ed eventualmente un taglio cesareo, intervento che – secondo i periti – avrebbe potuto salvare la vita della bambina.

Il giudice Irene Giamminonni ha respinto la tesi difensiva della Asl, secondo cui la morte sarebbe stata un evento acuto e imprevedibile, riconoscendo invece la sussistenza di un comportamento negligente da parte dei sanitari.

Altro da

Non perdere