Dal 4 febbraio la protesta pacifica: adesioni dal mondo politico e sindacale. Il ritrovo dalle ore 10 davanti al Lotto 3 dell’ospedale
TERAMO – Prenderà il via mercoledì 4 febbraio alle ore 10 uno sciopero della fame promosso dal giornalista Giancarlo Falconi a sostegno del Reparto di Malattie Infettive dell’ospedale “Mazzini” di Teramo e, più in generale, della sanità pubblica.
Come spiegato nella nota diffusa alla stampa, si tratta di uno sciopero “pacifico promosso per solidarietà al Reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale ‘Mazzini’ di Teramo e a tutte le specialità sanitarie, con l’obiettivo di tutelare la dignità professionale del personale sanitario e il valore del servizio sanitario pubblico”. L’iniziativa viene definita una forma di protesta civile, silenziosa e rispettosa, senza interferenze con l’attività ospedaliera né con l’accesso dei pazienti.
Nei primi giorni i partecipanti saranno presenti davanti e all’interno del Lotto Tre (ex Sanatorio); successivamente la protesta si sposterà davanti e all’interno del Primo Lotto. La modalità sarà statica e contenuta, nel rispetto delle norme di sicurezza.
Tra le prime adesioni figurano Valdo Di Bonaventura, Graziella Cordone e Stefano Matteucci, segretario regionale UGL Salute. Sono annunciate anche adesioni di solidarietà da parte di ex pazienti e visite istituzionali, tra cui quella della vice sindaca Stefania Di Padova. La consigliera regionale Marilena Rossi ha già comunicato che sarà presente nella giornata di giovedì 5 febbraio.
I promotori spiegano di confidare in un recupero della UOC di Chirurgia di Sant’Omero nel Piano aziendale della Asl di Teramo, mentre esprimono forte preoccupazione per il futuro di Malattie Infettive, reparto considerato un’eccellenza, soprattutto durante l’emergenza Covid-19. Le recenti scelte organizzative, secondo quanto riportato nella nota, rischierebbero di comprometterne il ruolo e di portare alle dimissioni della dottoressa Antonella D’Alonzo.
Alla vigilia della presentazione del nuovo ospedale, progetto da centinaia di milioni di euro, i promotori parlano di una sanità che continua a privilegiare le strutture rispetto alle professionalità. Per queste ragioni, lo sciopero della fame proseguirà “fino a quando non ci saranno rassicurazioni ufficiali sul reparto, sulla unità operativa complessa e sulla permanenza della d.ssa D’Alonzo”.