Lupo tra le case a Pescara Colli: il video dell’avvistamento in via di Sotto

3 Settembre 2026
2 minuti di lettura

L’animale è stato ripreso a pochi passi dalle abitazioni e dalla rotonda del supermercato Conad nella tarda serata di ieri

PESCARA – Un avvistamento che riporta d’attualità il tema della presenza della fauna selvatica nei centri urbani. Nella tarda serata di ieri, intorno alle 23:30, un lupo è stato ripreso mentre si muoveva tra le abitazioni di via di Sotto, a Pescara Colli, a ridosso della rotonda del supermercato Conad.

L’episodio è stato documentato in un video girato dalla Guida Ambientale Escursionistica, Luciano Di Berardino: «Si vedeva che era un animale confidente, cioè molto abituato ad avere contatti con l’uomo. Quando sono arrivato con la macchina, mi ha visto e non si è minimamente scomposto; persino quando sono sceso dall’auto è rimasto lì a 20 metri. Potrebbe essere un lupo in dispersione, cioè un giovane lupo, solitamente tra i 10 e i 24 mesi, che lascia il proprio branco d’origine per cercare un nuovo territorio, come confermano i diversi avvistamenti recenti in zona. Questi esemplari sono già abituati alla presenza dell’uomo e vengono definiti “confidenti” proprio perché frequentano le zone antropizzate».

Negli ultimi mesi gli avvistamenti di lupi, cinghiali e altre specie selvatiche nei pressi dei centri abitati stanno diventando sempre più frequenti lungo la fascia costiera e collinare abruzzese. Un fenomeno legato a molteplici fattori: da un lato il costante incremento demografico e l’espansione dell’areale naturale dei grandi predatori, dall’altro la facilità con cui è possibile reperire risorse alimentari ai margini della città, tra rifiuti organici non correttamente conferiti e cibo lasciato all’aperto per gli animali d’affezione.

Ma come bisogna comportarsi in questi casi? «La prima regola fondamentale è non avvicinarsi mai – ci ricorda Luciano Di Berardino -. Io ero in macchina, ed è solo per questo che ho avuto la possibilità di filmarlo in sicurezza prima di allontanarmi. Tra le norme comportamentali che diamo sempre come guide ambientali c’è quella di non avvicinarsi mai alla fauna selvatica: non possiamo prevedere le reazioni di un animale e non dobbiamo invadere il suo spazio. In casi come questo si potrebbe pensare che sia stato lui a invadere il nostro territorio, ma bisognerebbe capire cosa c’è dietro: potrebbe aver seguito una traccia o aver cambiato abitudini a causa dei nostri comportamenti, come la gestione dei rifiuti. Ieri sera, ad esempio, è stato visto rovistare in due buste dell’immondizia di un palazzo nelle vicinanze: questo fa capire come si stia adeguando alla disponibilità di cibo facile che lasciamo a disposizione».

Dal punto di vista della sicurezza, nulla da temere per l’uomo, ma attenzione ai nostri animali. «In linea di massima la fauna selvatica teme l’uomo e tende a non avvicinarsi, ma per tutelare i nostri amici a quattro zampe dobbiamo evitare in tutti i modi il contatto. Soprattutto nelle ore serali è fondamentale non lasciare mai i cani liberi, ma tenerli sempre al guinzaglio. In questo modo possiamo monitorarli e proteggerli da eventuali attacchi. Un esemplare in dispersione e molto giovane come questo è alla costante ricerca di cibo e non disdegnerebbe un gatto o un cane di piccola taglia».

«La presenza del lupo e della fauna selvatica nelle aree urbane non deve incutere allarme, ma va indubbiamente monitorata e studiata. Il rischio principale, a mio parere, riguarda l’incolumità dell’animale stesso: muovendosi in città rischia infatti di essere investito dalle auto, specialmente considerando la sua abitudine di percorrere sempre gli stessi tragitti. Gli animali selvatici non sono da temere per il rischio di un attacco diretto all’uomo. Alle persone che accompagno dico sempre che dobbiamo imparare a rispettare la natura, evitando ad esempio di lasciare cibo sul territorio, cosa che farebbe perdere loro le normali abitudini di approvvigionamento. Troppo spesso, infatti, ci dimentichiamo che sono proprio i nostri comportamenti a danneggiare l’ambiente», conclude Luciano Di Berardino.

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