Il segretario generale Abruzzo Molise, Ranieri, ha guidato la delegazione del sindacato al Bois du Cazier: «Quella tragedia impone di costruire un ponte tra passato e presente combattendo ogni forma di sfruttamento e creando opportunità per i giovani nei nostri territori»
PESCARA – «Settant’anni dopo quella tragedia, ricordare le vittime non significa soltanto rendere omaggio al passato, ma interrogarci sul presente: sulle persone che ancora oggi lasciano la propria terra per cercare altrove condizioni di vita e di lavoro migliori, su come accogliamo chi arriva nel nostro Paese e su quanti lavoratori continuano a morire o a essere sfruttati»: lo afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, in occasione del 70esimo anniversario della tragedia di Marcinelle.
Una delegazione della Cgil regionale, guidata da Ranieri, ha partecipato alle iniziative commemorative organizzate in Belgio, insieme alla Cgil nazionale e al segretario generale del sindacato, Maurizio Landini. «Il tributo pagato dall’Abruzzo e dal Molise fu enorme», ricorda Ranieri, «visitare Marcinelle significa toccare con mano la fatica e le condizioni disumane nelle quali lavoravano i nostri emigranti, vedere le baracche di lamiera nelle quali erano costretti a vivere e i manifesti con cui gli italiani venivano invitati a partire per il Belgio con la promessa di un futuro migliore».
Marcinelle, per la Cgil, richiama inevitabilmente anche il tema della sicurezza: «Fu uno dei più gravi incidenti sul lavoro dell’Europa del dopoguerra e ancora oggi», afferma Ranieri, «ritroviamo alla base di troppe tragedie problemi che conosciamo da decenni: scarsa manutenzione, prevenzione insufficiente, pochi controlli e sanzioni inefficaci. A questi si aggiungono nuovi rischi, a partire dalle conseguenze del cambiamento climatico e dal lavoro con temperature sempre più elevate. Custodire la memoria dei minatori significa fare in modo che il loro sacrificio ci spinga a impedire che altre persone continuino a perdere la vita semplicemente perché stanno lavorando».
«Settant’anni dopo Marcinelle ci chiede di costruire un ponte tra passato e presente», conclude il segretario, «ricordare i nostri emigranti significa anche avere la capacità di guardare con occhi diversi chi oggi arriva in Italia alla ricerca dello stesso futuro migliore che cercavano allora gli italiani. Significa combattere il caporalato e ogni forma di sfruttamento, garantire lavoro dignitoso e sicuro e creare nei nostri territori opportunità che permettano ai giovani di scegliere liberamente se partire o restare. È questo il modo più autentico per rendere omaggio alle 262 vittime di Marcinelle e, tra loro, ai 67 abruzzesi e molisani che non tornarono più a casa».