Anche il sindaco boccia l’emendamento approvato in consiglio regionale e prende per buona la ricostruzione che lo attribuisce ad Alessandrini
PESCARA – Un affondo contro la norma urbanistica, approvata dalla Regione e bocciata dal Governo nazionale, che limiterebbe il controllo dei Comuni sul territorio. E uno contro il Movimento 5 Stelle, che avrebbe promosso la norma e perciò, secondo il sindaco Carlo Masci, «non ha più alcuna credibilità pubblica quando parla di urbanistica».
Per il primo cittadino di Pescara «non si può in alcun modo accettare una norma che trancia di netto l’autonomia dei Comuni e genera seri problemi alla sostenibilità dei territori». Sul banco degli imputati c’è la disposizione sui cambi di destinazione d’uso degli immobili, che diventerebbe possibile senza che ciò fosse considerato una variante urbanistica, limitando quindi il ruolo dei Comuni nella pianificazione e con il rischio di favorire trasformazioni urbanistiche senza l’adeguato controllo degli enti locali. E senza oneri di urbanizzazione, compensazioni in termini di spazi pubblici e o verifiche sulla sostenibilità ambientale.
La questione più strettamente tecnica sembra superata, ma non quella politica. La paternità del provvedimento è stata attribuita ad Erika Alessandrini del Movimento 5 Stelle all’Emiciclo, stando a un video pubblicato e commentato dal segretario di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo: si sarebbe trattato di un documento scritto a mano, non inserito nel sistema telematico, approvato senza discussione dalla maggioranza favorevole a occhi chiusi e con l’opposizione astenuta, compresa la presunta presentatrice.
Ricostruzione rifiutata da Alessandrini, che ha parlato di confusione tra emendamenti: lei non avrebbe nulla a che fare con l’emendamento incriminato, pur avendone preso visione. «A chi credere?», chiede Masci, «avendo toccato con mano negli anni il comportamento dei 5 Stelle su Pescara, e in tutta Italia, e avendo visionato attentamente il video postato da Acerbo, personalmente non ho alcun dubbio».
Presa la palla al balzo per le accuse politiche, Masci riprende la questione dal punto di vista pratico dicendo che «i sindaci sono stanchi di fare da capro espiatorio per vicende di cui non hanno alcuna responsabilità», e chiede ai consiglieri regionali di fermare definitivamente l’emendamento, annunciando inoltre che porterà la questione anche all’attenzione dell’Anci nazionale.
«L’urbanistica incide direttamente sulla vita delle famiglie e i territori non sono mai omogenei», aggiunge il sindaco di Pescara, «è giusto che norme generali trovino la loro sintesi applicativa nei singoli consigli comunali. Per questo con gli uffici stiamo lavorando seriamente alle nuove regole per il decreto Sviluppo, le premialità, le monetizzazioni, per garantire un giusto equilibrio tra sostenibilità, rigenerazione urbana, legalità e sviluppo economico. L’interesse collettivo viene prima di tutto: mai più modifiche urbanistiche al buio, da qualunque livello di Governo provengano».