Elisoccorso attivo solo nelle ore diurne. 12 postazioni su 20 in condizioni di grave criticità. La denuncia del Tribunale per i diritti del malato: “Scelte amministrative e lacci burocratici aggravano l’emergenza”
L’AQUILA – Un quadro “drammatico e intollerabile” che mette a rischio la sicurezza e la salute dei cittadini in un territorio orograficamente complesso come quello montano dell’Aquilano. È la dura denuncia sollevata dal Tribunale per i diritti del malato , promosso da Cittadinanzattiva, durante la seduta della commissione di Vigilanza del Consiglio regionale dell’Abruzzo, incentrata sulle gravi sofferenze del servizio di emergenza-urgenza 118 della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila.
Secondo i dati presentati dall’associazione, su un totale di 20 postazioni distribuite nell’intera provincia, ben 12 versano oggi in condizioni di grave criticità. Il servizio soffre per la cronica assenza di personale medico o infermieristico, quando non per un drastico ridimensionamento degli orari di operatività, con presidi attivi solo h12 e non h24, o spesso affidati esclusivamente al personale volontario.
A rendere ancora più precario lo scenario della rete di emergenza è la gestione dei soccorsi aerei. L’elisoccorso risulta infatti operativo soltanto nelle ore diurne, lasciando l’intero territorio provinciale completamente scoperto da eventuali interventi dall’alto durante la notte.
Un limite che, in un territorio vasto e caratterizzato da centri abitati isolati e strade montane, rischia di allungare in modo fatale i tempi d’intervento per le patologie tempo-dipendenti.
Oltre alla ben nota carenza nazionale di personale medico, giustificazione avanzata dalla direzione aziendale durante la commissione, Cittadinanzattiva punta il dito contro precise responsabilità amministrative locali. Secondo l’associazione, infatti, il recente bando di gara indetto dalla Asl per la copertura delle postazioni si è rivelato del tutto inadeguato rispetto ai reali bisogni del territorio. A ciò si aggiunge un vero e proprio “corto circuito” burocratico generato dal regolamento approvato dall’azienda sanitaria lo scorso 28 maggio, che vietando ai dipendenti interni di prestare servizio presso le organizzazioni convenzionate finisce per bloccare anche le poche risorse umane ancora disponibili.
Il Tribunale ha ritenuto “inaccettabile la rassegnazione di fronte a un servizio essenziale e salvavita come il 118” e ha ribadito “la necessità e l’obbligo che sia la Asl a mettere a disposizione il personale sanitario per le postazioni 118, così come chiaramente normato dalla stessa Regione Abruzzo”.