Illustrati a Roma i nuovi Piani dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale, già operativi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Casini: «Senza sicurezza non c’è sviluppo. I nuovi PAI aiutano i territori a crescere in modo più sicuro, riducendo il rischio e orientando le trasformazioni». Coinvolti anche i Comuni abruzzesi, chiamati ora alla fase di attuazione
ROMA – I nuovi Piani di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di bacino dell’Appennino centrale entrano ufficialmente nella fase di attuazione e riguardano da vicino anche l’Abruzzo, una delle regioni più esposte al rischio idrogeologico del distretto. Questa mattina, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono stati presentati gli strumenti che ridisegnano la gestione del rischio idraulico e geomorfologico in un territorio vastissimo: oltre 42.000 chilometri quadrati, sette Regioni – tra cui l’Abruzzo –, ventidue Province, 901 Comuni e circa 9 milioni di abitanti.
L’incontro, moderato dalla giornalista del Sole 24 Ore Celestina Dominelli, ha seguito l’adozione formale dei due Piani – PAI idraulico e PAI frane – approvati dalla Conferenza Istituzionale Permanente con le deliberazioni n. 67 e 68 del 26 maggio 2026. La pubblicazione degli avvisi in Gazzetta Ufficiale il 4 giugno ha reso immediatamente operative le misure di salvaguardia previste dal decreto legislativo 152/2006, nelle more dell’approvazione definitiva con decreto del Presidente del Consiglio.
«Senza sicurezza non c’è sviluppo. I nuovi PAI aiutano i territori a crescere in modo più sicuro, riducendo il rischio e orientando le trasformazioni», ha dichiarato Marco Casini, Segretario generale dell’Autorità, illustrando cartografie, criteri e misure. Casini ha insistito sul valore del nuovo impianto: «Con questi PAI non adottiamo soltanto due strumenti di pianificazione. Mettiamo a disposizione del Paese una base comune di conoscenza, regole e responsabilità per governare il rischio e orientare meglio lo sviluppo». E ha aggiunto: «Il PAI non è una carta dei vincoli. È una infrastruttura pubblica di conoscenza, prevenzione e governo del territorio. Serve a orientare le scelte urbanistiche, rafforzare la protezione civile, sostenere la ricostruzione nei territori fragili, indirizzare la manutenzione del reticolo idraulico e definire le priorità degli interventi».
Per l’Abruzzo, che rientra pienamente nel perimetro dell’Autorità di bacino, i nuovi PAI rappresentano un cambio di passo significativo: regole più omogenee, cartografie aggiornate e un quadro unitario che sostituisce la precedente frammentazione dei nove PAI previgenti. I Comuni abruzzesi – dalla costa ai comprensori montani – saranno ora chiamati ad applicare le nuove disposizioni nella pianificazione urbanistica, nella gestione delle aree a rischio, nella programmazione degli interventi e nel raccordo con la Protezione civile.
Alla presentazione sono intervenuti Marco Villani (Presidenza del Consiglio), Vannia Gava (Viceministro dell’Ambiente), Mauro Rotelli (Presidente Commissione Ambiente della Camera), Guido Castelli (Commissario sisma 2016), Pino Bicchielli (Commissione parlamentare sul rischio idrogeologico e sismico), Laura D’Aprile (Ministero dell’Ambiente), Massimo Gargano (ANBI) e Paola Pagliara (Protezione Civile). Nella sessione dedicata ai territori hanno preso la parola rappresentanti delle Regioni del distretto e dell’ANCI, confermando il ruolo centrale delle amministrazioni locali nella fase di attuazione.
I nuovi PAI sono il risultato di un percorso istruttorio complesso: consultazione pubblica di 90 giorni, conferenze programmatiche in tutte le Regioni del distretto – Abruzzo compreso –, incontri bilaterali, esame della Segreteria Tecnico‑Operativa e parere della Conferenza Operativa. Il PAI idraulico disciplina fasce di pericolosità, reticolo idrografico, aree a rischio e interventi di mitigazione; il PAI frane introduce un quadro armonizzato per la classificazione della pericolosità geomorfologica e le procedure di aggiornamento del quadro conoscitivo.
Con la presentazione di oggi si apre la fase più delicata: quella dell’accompagnamento dei territori. L’Autorità di bacino proseguirà il lavoro con Regioni, Comuni e amministrazioni competenti per garantire l’applicazione delle nuove disposizioni, l’aggiornamento dinamico dei dati e il raccordo tra pianificazione di bacino, governo del territorio, protezione civile e programmazione degli interventi. Per l’Abruzzo, ciò significa disporre finalmente di un quadro unitario e leggibile per governare il territorio.